giovedì 24 novembre 2011

Tetsujin e le cose non fatte

Questo post è sulle cose che non siamo riusciti a fare e i posti che non abbiamo visto :)

Dall’aeroporto del Kansai [関西国際空港 - Kansai Kokusai Kūkō], avremmo voluto prendere il treno futuristico-retrò Rapi:t (pronunciato “rapīto”) delle linee Nankai (南海).



Questo treno dal naming bizzarro (le due linee si chiamano Rapi:t α e Rapi:t β, proprio con i due-punti e la lettera greca), per design, stile e colore è esplicitamente ispirato al robot Tetsujin 28-go [鉄人28号, “Uomo d’acciaio n.28”]. 

Il fumetto del 1956 è forse più noto al pubblico occidentale nel suo adattamento americano, Gigantor.

Bolliti dal troppo lungo viaggio via Dubai, abbiamo deciso di prendere il primo tokkyū (特急 - treno rapido) per Osaka: almeno per questa volta, niente Tetsujin.

In Tetsujin (il robot, non il treno) è così famoso che a Kobe ne è stato costruito uno in grandezza naturale.

Il Tetsujin di Kobe [foto da Wikipedia]
Questo robot di 18 metri, si trova a pochi passi dalla stazione di Shinnagata (新長田).


Per una serie di motivi - tra i quali l'essermi dimenticato di segnarlo sulla mappa - pur essendo stati a Kobe, non siamo andati a vederlo.



18 metri sono esattamente l’altezza del Gundam di Odaiba, poi spostato a Shizuoka, poi smontato definitivamente, che nel 2009, per un solo giorno non abbiamo potuto vedere completamente montato.  

Gundam ad Odaiba, nel 2009 [foto da Wikipedia]
A Gundam è dedicato anche il Gundam Café di Akihabara, accanto alla stazione.
Gundam Café di Akihabara, Tokyo [Foto da Wikipedia]
La sera che siamo stati ad Akihabara, davanti al Gundam Café c'era una fila lunghissima.
Anche per entrare al negozio di gadget a fianco.
Nota curiosa: la fila per il café era quasi completamente di ragazze; quella per il negozio-otaku per la totalità di maschi(-otaku).


Per la prima coda (e non volendomi troppo assimilare agli otaku della seconda), abbiamo rinunciato ad entrare.
Probabilmente in questo caso non una gran perdita. :)

mercoledì 23 novembre 2011

Le biciclette di Osaka

Ad Osaka non si può non notare il numero di biciclette.

E fanno subito saltare lo stereotipo dei giapponesi, ordinati e ossessivamente rispettosi delle regole.


Anche nelle altre città ci sono molte biciclette, ma la densità è inferiore.
A Tokyo, almeno nelle zone centrali, sembrano molte meno. Forse per l'impossibilità di farsi strada tra la folla mostruosa o per i mille sovrappassi e sottopassi pedonali poco bici-friendly. 


A Osaka le bici affollano i marciapiedi: in Giappone le bici vanno sul marciapiede.
Anche in centro. 
Anche nelle strapiene gallerie commerciali.
Le strisce delle piste e gli attraversamenti ciclabili, che in paesi come l’Olanda sono muri invalicabili, in Giappone sono solo decorazioni urbane.

Allo scattare del verde la bici parte a tutta velocità, puntando quello che potrebbe essere un piccolo varco tra la folla dall'altro lato della strada.
Ma la gente si sposta e la bici scarta e cambia direzione, infilandosi nello spazio dove passerebbe a malapena un pedone, di solito, senza centrare nessuno ;)

Come riesce a pedalare?
In bici è possibile fare di tutto: telefonare, scrivere messaggi, guardare le vetrine.
E' possibile pedalare con tacchi sui quali si riesce a malapena a camminare.
Si può tenere l’ombrello aperto, come da noi fanno solo gli anziani. Gli stessi che in macchina tengono il cappello. Altrettanto pericoli pubblici.
E se non piove, le signore per bene pedalano con l’ombrello parasole.

Qualche anno fa, un tassista di Kyoto - un signore anziano con un perfetto inglese, che doveva aver girato il mondo per lavoro, prima di fare l’autista - mi diceva che in teoria sarebbe vietato pedalare con l’ombrello, ma che il divieto viene sistematicamente ignorato.

Il nostro amico Giorgio, che vive da qualche tempo a Kyoto, sostiene che i ciclisti siano fuori da qualunque regola e che abbiano tacitamente la precedenza sui pedoni. 
Se vieni investito da una bici, buona educazione vuole che ti scusi :)

Se è abbastanza difficile essere investiti da un auto (noi viviamo a Milano, dove le strisce servono per mirare meglio i pedoni, quindi altrove attraversiamo ad occhi chiusi), non altrettanto si può dire dei ciclisti.

Meglio quindi stare attenti a non farsi investire.
Tenere le orecchie dritte, attenti al primo stridere di frenata alle proprie spalle.

In uno dei primi viaggi, a Tokyo, ho quasi scaraventato un ciclista nella Sumida
Sentita la frenata mi sono istintivamente girato. 
Purtroppo il disgraziato stava cercando di scartarmi e, in velocità, si è impigliato nel mio ingombrante zaino. 
Un triplo salto mortale carpiato. Fortuna che aveva il casco.
Rialzatosi, mi ha lanciato un sguardo come dire “questi stranieri, che non sanno nemmeno camminare”. Senza una parola ha rinforcato la bici ed è ripartito.

Anche nel parcheggio i ciclisiti si distinguono.
Come faceva notare Mamoru, in un post su Giappopazzie di qualche tempo fa, non sono rare le cataste di biciclette. E il termine “catasta” è tutt'altro che un’esagerazione. 
Ordinato parcheggio di due ruote. Lato nord della Stazione JR Osaka
Cartelli di divieto deliberatamente ignorati.

Quale parte di 「駐輪禁止」 non è chiara?
Chiudo con un’osservazione sullo stile di pedalata.
Da noi viene insegnato fin da piccoli a regolare la sella in modo che la gamba sia quasi tesa al punto massimo della pedalata.
I ciclisti giapponesi invece regolano il sellino più basso possibile.
Ne risulta una pedalata decisamente poco elegante, almeno secondo il nostro metro estetico.
Fortuna che i giapponesi hanno raramente i piedi a papera di noi occidentali!

Detto ciò, c’è da dire che sia solo una fortuna che in città così popolose come quelle giapponesi, sia così diffuso l'utilizzo della bici piuttosto che la macchina o i motorini.

lunedì 21 novembre 2011

La (nostra) Maratona di Osaka (parte 2)

[segue il racconto dal post precedente]


Prossimo obiettivo: Umeda Sky Building [梅田スカイビル Umeda Sukai Biru].


Un edificio bizzarro.
Due torri di vetro affiancate, sovrastate da un piano con un buco tondo: The Floating Garden Observatory.
(Garden poi non saprei perché, non c'è nemmeno una pianta di plastica).




Sarebbero dovute essere 4 torri, per creare una sorta di gigantesco tavolino di 40 piani.
Alla fine ne hanno costruite solo due.
Il risultato è abbastanza curioso.


A vederlo torreggiare da lontano, sembra nel bel mezzo di un quartiere direzionale. 
Invece, dalla Stazione, si deve attraversare lo scalo merci e un quartiere abbastanza squallido di palazzine. 
A meno naturalmente di prendere la metro e fare un giro dell'oca. 
Oppure di sapere della presenza di un sottopasso pedonale, che porta direttamente dalla Stazione al complesso di edifici.




Irresistibilmente attratti dal salire sempre sull'edificio più alto, sulla punta di una torre (mai però sulla cima di una montagna, a meno della presenza di una comoda funivia) ci lanciamo nell'impresa.
Biglietto tondo (fronte e retro) per l'accesso al Floating Garden.
"173" sono i metri


Se può interessare: la scansione del panfuretto distribuito all'ingresso (PDF, 2.75MB)

La salita è uno strano zig-zag tra i due edifici. 
  • Entrata nella torre Est
  • 2 piani di esukaretaa
  • lungo corridoio sospeso che porta alla base della torre Ovest
  • 33 piani di erebetaa
  • Esukaretaa sospesa che porta al 39F della torre Est.
    Qui paghi l'ingresso. 
    Tanto per cambiare, una legnata:  ¥700 (ricordo che il cambio attuale è molto vicino a  ¥100=1€). 
  • Esukaretaa fino al 40F, panoramico. 
  • Erebetaa fino al tetto.
Ci siamo!


Qui sopra è una vera trappola per fidanzatini, con tanto di vendita di lucchetti (su cui stampare i nomi) da legare ad un'apposita ringhiera e postazione fotografica con cuore e luci colorate.



Aggiriamo accuratamente.

La vista però vale.

Con nipponico tempismo, capitiamo esattamente all'ora del tramonto.
(sullo sfondo, guardando bene, si vede il ponte Akashi).

Da qui sopra si vede anche uno degli edifici più curiosi di Osaka: il Gate Tower Building.
Un piccolo grattacielo attraverso il quale passa uno svincolo della superstrada.
Notare l'edificio "bucato" sulla destra

Dopo il tramonto ci aspetta un altra trappola per fidanzatini: la ruota panoramica montata sul tetto del  commerciale HEP-FIVE.

Più interessati alla vista notturna, passiamo l'intero (un po' breve, per ¥500) giro della ruota a fotografare.


Camminare mette appetito. 
Fino a qui abbiamo percorso circa 15 Km.

Per la cena puntiamo alla Stazione. 
Chi è stato in Giappone sa bene che dentro e attorno alle grandi stazioni si trova sempre una concentrazione di ristoranti. La scelta di solito è varia e ce n'è per tutti i gusti.
Evitiamo la folla di ristoranti italiani, francesi, birrerie tedesche, per andare in un ristorante molto Engrish:  
Udon Daining.



Per rientrare verso l'albergo decidiamo concedere una pausa ai piedi.
4 fermate di metro fino a Namba.
Da qui, percorriamo quasi un kilometro sottoterrea, nell'area commerciale di Namba Walks.

Come a Tokyo, anche a Osaka puoi percorrere interi chilometri a piedi, sottoterra, tra i negozi.
A farci caso, su Google Maps, le zone in rosa che costellano le città giapponesi sono veramente tante.

All'albergo abbiamo ormai superato i 16Km a piedi.
La giornata è stata piena.
La stanza in stile giapponese si dimostra subito utile.
Il bagno caldo rimette gambe e piedi in condizioni accettabili, per il giorno dopo.

sabato 19 novembre 2011

La (nostra) Maratona di Osaka (parte 1)


La Maratona di Osaka c'è stata davvero in quei giorni: il 30 ottobre. Ma questa è la nostra personale maratona, tre giorni prima.

27 ottobre. Primo e unico giorno passato interamente ad Osaka.
Esterno. Giorno. Soleggiato.

Decidiamo di dedicarci alla parte centrale di Osaka.
Il triangolo tra Umeda [梅田], Namba [難波] e il Castello [大阪城, Ōsaka-jō].
Convinti sempre che il modo migliore di vedere una città sia a piedi, ci siamo incamminati in quella che alla fine diventata una mezza maratona.

Ecco il percorso che alla fine della giornata (in blu a piedi, rosso metro).
Visualizza Stray in Japan - La (nostra) maratona di Osaka in una mappa di dimensioni maggiori

L'albergo si trovava sul canale Dotombori [道頓堀], a Nipponbashi [日本橋].
La mattina le vie di Dotombori erano vuote in confronto al casino della sera precedente.

Le buffe insegne 3D spente.
Meno ragazzini in libera uscita, più gente in attesa di andare al lavoro o in pausa.
Come si evince, il sushi si può mangiare con le mani ;)



Colazione di fronte a uno dei più famosi granchi, di fianco al Glico.

Ci siamo poi diretti a nord, attraverso galleria commerciale di Shinsaibashi [心斎橋].
A quell'ora negozi aperti, ma mezza vuota.

Incrociata la Honmachi-dōri [本町通], la seguiamo in direzione est, fino al Parco del Castello di Osaka [大阪城公園 - Ōsakajō-kōen].

Il Castello di Osaka!
Che emozione trovarsi nel luogo stereotipato utilizzato da tutti i libri di testo di giapponese.
Nei dialoghi, non ci si può "incontrare" se non "alla Stazione del Parco del Castello di Osaka".
....per andare a fare hana-mi naturalmente.
"ōsakajōkōeneki" è la parola più nota a qualunque studente di giapponese.


In questa stagione niente hana-mi [花見].
Nemmeno momiji [紅葉], con la stagione particolarmente indietro.
Un caldo inaspettato.
Le valigie piene di pile, giacche a vento.
Fuori 15-20 gradi.
Basta una maglietta e la felpina, di sera.

Tornando al castello, pur completamente ricostruito in cemento armato, vale la visita dell'esposizione all'interno e della balconata panoramica, nonostante il biglietto mediamente salato (¥600).
Allego la scansione del panfuretto dato all'ingresso. In versione inglese, naturalmente (PDF, 3.5MB)

Usciti dal castello abbiamo ottemperato ad un altro degli obiettivi espliciti del viaggio: i baracchini di takoyaki [たこ焼き].


Per chi non lo sapesse: polpettine alla piastra con polpo, ginger, uovo, cipolla e altre cose del genere.

Il nostro pranzo, quel giorno.


In una giornata infrasettimanale il parco era pieno di gite scolastiche, sposini accompagnati da truppe di fotografi per le foto in posa di rito, vecchietti sfaccendati in vena di stranezze o d'attaccar bottone.





Turisti occidentali: pochi.

Fino a quel momento eravamo a 7 km, rigorosamente a piedi.

Per smaltire i takoyaki abbiamo deciso di camminare ancora un po'.
Attraverso il parco e fino al fiume.
Fino a Nakanoshima [中之島], un'isola oblunga nel mezzo del fiume, per lo più occupata da parchetti, edifici pubblici, e sedi di grosse banche.
L'incontro con una gigantesca papera gialla, nel mezzo del parco, ci soprende per un attimo.

Attorno una folla di ragazzini fotografanti.
Un vecchietto in divisa da pseudopoliziotto cerca di non far fotografare la papera, chissà mai perché.
Passa la giornata a fare il gesto di "divieto",  le braccia a "X".
Con poca convinzione. Nessuno sembra filarselo.

Lasciamo Nakanoshima per infilarci nella zona incasinata di Umeda. 
Dobbiamo andare alla Stazione JR Osaka, per scambiare il voucher con il JRP, ci sarebbe servito il giorno dopo.

L'addetto della biglietteria centrale è un po' anzianotto. Non parla mezza parola d'inglese.
Con lo scarso giapponese riesco comunque a chiedergli le due informazioni che ci servivano, ma soprattutto a capire la risposta.

Questo mi porta, tutto orgoglione, a sopravvalutare la mia comprensione.
Ma avrò modo di ricredermi abbondantemente nei giorni successivi ;)


Alla stazione giriamo un po' in lungo e in largo, in cerca del famoso Orologio ad acqua.
Come tutte le grandi stazioni giapponesi, anche quella di Osaka è un groviglio di diversi edifici incastrati uno nell'altro. Grandi magazzini, ristoranti, piazze sopraelevate, alberghi e uffici.

Dopo una ventina di minuti di giri inutili ci arrendimo e chiediamo.
L'orologio è proprio accando all'entrata centrale [中央口], sulla destra entrando in stazione.


Prossima meta: Umeda Sky Building [梅田スカイビル Umeda Sukai Biru]





martedì 15 novembre 2011

Itinerario di viaggio

Comincio col riportare l'itinerario seguito in questo viaggio.
  • 26/10 arrivo serale all'aeroporto Kansai, con volo Emirates via Dubai
  • 27/10 Osaka [大阪
  • 28/10 gita a Hikone [彦根], serata a Osaka
  • 29/10 gita a Takarazuka [宝塚] poi Kobe [神戸]
  • 30/10 gita a Kyoto [京都] e Arashiyama [嵐山], serata a Osaka
  • 31/10 ci spostiamo a Koyasan [高野山], dove dormiamo una notte in un tempio
  • 1/11 torniamo a Osaka
  • 2/11 ci spostiamo ad Okayama [岡山], gita serale a Kurashiki [倉敷]
  • 3/11 gita a Tomo-no-Ura [鞆の浦], con gita serale ad Hakata, Fukuoka [博多]
    (sì, ho scritto bene: "gita serale"; sì, lo so che sono 450 km: racconterò tutta la storia ;) )
  • 4/11 ci spostiamo a Miyajima [宮島], gita sul monte Misen [弥山]
  • 5/11 gita ad Hiroshima [広島], pomeriggio a Miyajima
  • 6/11 in tarda mattinata ci spostiamo a Nagoya [名古屋]
  • 7/11 gita a Ise [伊勢]
  • 8/11 tappa finale: Tokyo [東京]
  • 11/11 partenza serale da Narita, con volo Emirates via Dubai

Visualizza Stray in Japan - Novembre 2011 in una mappa di dimensioni maggiori

Maggiori dettagli nei prossimi post.

domenica 13 novembre 2011

Noleggiare Internet


Prima di partire per questo viaggio non ho avuto tempo di scriverne. 
Lo farò ora, a posteriori.


Appunti, mappe, link, mail riguardanti il viaggio erano tutti in forma elettronica. Per lo più "nella nuvola".
Inutile qualunque tentativo di renderli cartacei: centinaia di pagine stampate.

Ho quindi deciso di utilizzare la connessione mobile e lo smartphone.

Le opzioni
I diversi fornitori danno in sostanza tre opzioni:


  1. Noleggio del telefono
  2. Noleggio della sola SIM, da inserire nel proprio telefono
  3. Noleggio di un router mobile, per la sola connesione dati

Questo sito dà una panoramica dell'offerta:
http://mobileinjapan.com/2010/11/03/visiting-japan-mobile-phone-data-wifi-plans-connected/

Noleggio del telefono

Non tutte le offerte includono piani dati.
Molte permettono solo inviare e-mail, ma niente web e tantomeno tethering (per collegare il netbook): in sostanza poco inutili allo scopo.
Quasi tutti come device ti danno un pataccone giapponese - si spera non solo in giapponese con l'interfaccia - che non sono il massimo dell'usabilità, se si è abituati agli smartphone.

I pochi che offrono gli smartphone li fanno pagare parecchio e non hai il tuo telefono (anche se con Android effettivamente basta inserire il proprio account Google e ti porti dietro tutto).

Noleggio di una SIM

Poteva essere una valida opzione.
In particolare l'offerta di JCR sembrava interessante: http://www.jcrcorp.com/mobile/mobile_rental_simcard.htm
L'opzione con tethering e chiamate voce è però cara.
Per utilizzare la SIM è necessario che il proprio telefono non sia "bloccato" dal fornitore.

Noleggio di un mini-router mobile
Ti danno un router mobile al quale ti colleghi via USB (un solo computer per volta e niente smartphone) o via WiFi.
I modelli solo USB costano uguali a quelli USB+WiFi, quindi non hanno senso.
Quello WiFi sarebbe stato utilizzabile sia in giro, sia in albergo, con il netbook.

Tutti offrono piani dati flat, senza strane limitazioni e sorprese.
Avendo negli anni litigato tre volte con TIM per avermi addebitato per sbaglio il traffico dati a consumo, volevo evitare la stessa scena con un call center giapponese.

Nessuno offre un opzione voce. Ma c'è sempre Skype.

Alla fine ho optato per quest'ultima e in particolare per PuPuRu.
Router mobile, astuccio PuPuRu e busta per la riconsegna
I feedback erano ottimi. 
Il call center in grado di parlare inglese (niente affatto scontato).
Consegna in Hotel o in aeroporto.
Restutuzione tramite pacco postale preindirizzato e prepagato, da imbucare in una qualunque cassetta postale entro l'ultimo giorno di noleggio.
Pagamento anticipato via carta di credito.

Il calcolo del costo di noleggio è un po' strano. 
Bisogna stare attenti, ma sul sito c'è scritto tutto.

Si calcola in blocchi di 1-4, 5-10, 11-20, 21-31 giorni nello stesso mese di calendario. Una seccatura andando a cavallo del mese.

Per la consegna in aeroporto c'è un sovrapprezzo di 840 Yen. 
Indichi il volo e te lo fanno trovare per tempo in un punto di consegna ben preciso. Disponibile sia al Narita sia al Kansai.

Per la consegna in hotel gli orari sono fastidiosi. Dopo le 10 non ci sono sovrapprezzi, ma conta comunque come giornata di noleggio. Con 315 Yen te lo consegnano entro le 10.
Noi però usciamo dagli alberghi sempre ben prima delle 10 e torniamo la sera: significava sprecare un giorno e non averlo subito.

Aggiungiamo 1050 Yen di assicurazione. 
Altrimenti se lo perdi o lo rompi sono 52.500 Yen o 3150 per il solo caricabatterie.

Alla fine tutto compreso, con consegna in aeroporto e riconsegna la sera prima della partenza, è venuto a costare circa 18.165 Yen.
Circa 12€ al giorno, allo sfortunato cambio attuale. 
Non pochissimo.

PuPuRu ha a disposizione due modelli: NTT Docomo e E-Mobile.
Prezzo identico, ma copertura della rete ben diversa, come avrò modo di verificare.

Io avevo ordinato la NTT Docomo.
Dopo aver fatto l'ordine e ricevuto l'addebito sulla carta mi hanno scritto che i Docomo erano esauriti. 
Se non fosse andato bene avrei potuto scrivere entro due giorni dalla consegna (probabilmente per cancellare l'ordine e far stornare l'addebito, ma nella mail non era chiaro).

Per completare la procedura ho dovuto inviare una copia del passaporto via mail (dicono per legge).

Pro
Hauwei D25HW
(notare una sola tacca di batteria
dopo 2h di utilizzo,
collegato a due telefoni)
Nessun problema alla consegna.
Al Kansai il punto di ritiro è uno sportello immediatamente fuori l'uscita degli arrivi.
Non è nemmeno stato necessario esercitare il mio giapponese: è bastato dire "PuPuRu" e cacciare in mano all'addetto la mail di conferma.

L'apparecchio era un Huawei D25HW
Piccolissimo, sta in un taschino senza problemi.
Ha funzionato senza problemi.

Il pacchetto includeva:
  • astuccio
  • caricabatterie
  • cavo USB 
  • istruzioni anche in inglese
  • busta preindirizzata per la riconsegna

Comunque c'è stato ben poco da fare per utilizzarlo
Collegato via USB al netbook Windows XP ha installato tutti i driver necessari e l'ha visto come scheda di rete.
Via WiFi nessuna configurazione. La password WEP è stampata sul retro del telefono.

Contro
Un aspetto seccante è stato la breve durata della batteria. 
Se mantenuto connesso via WiFi e alla rete mobile nominalmente avrebbe dovuto avere un'autonomia di 4h, in pratica qualcosa meno.
Sarà che sono abituato troppo bene col mio HTC, ma  non poterlo tenere collegato in continuazione è stato un po' seccante.
C'è di buono che all'accensione si collegava alla rete in pochi secondi, quindi accenderlo solo alla bisogna non è stato drammatico.

Il secondo aspetto negativo è la copertura tutt'altro che eccellente di E-Mobile.
Nelle aree urbane non ci sono stati grossi problemi, ma all'interno di edifici (grandi magazzini, stazioni) c'erano punti ciechi fastidiosi. 
Ad esempio davanti alla biglietteria centrale della stazione di Osaka (cioè esattamente quando mi sarebbe servito controllare in tempo reale le coincidenze), nulla.

Decente la ricezione sullo shinkansen, salvo che in galleria, dove però non piglia nemmeno Docomo.

Fuori città invece grossi problemi.
A Koyasan, in mezzo alle montagne, ma una zona molto turistica per i giapponesi, la copertura è Zero.
Nello stesso la copertura Docomo invece è capillare.

La velocità della connessione era decente. Più che sufficiente agli scopi, anche se non straordinaria.
Inutilizzabile però con Skype. 
In Italia avevo usato Skype direttamente dal telefono collegato in UMTS. Nel complesso assolutamente utilizzabile.
In questo caso: 
  • smartphone collegato al router via WiFi = 2..3 secondi di lag (non si può usare!) 
  • netbook via USB solo 1'' (puoi parlare, ma devi dare il "passo" ad ogni frase, come sul CB ;) )

Come "contro" aggiungerei anche il comportamento che hanno tenuto al momento dell'ordine.
Avrei gradito che mi chiedessero conferma del fatto che mi avrebbero dato un E-Mobile invece di Docomo prima di addebitare l'intero importo sulla carta.
E' anche vero che al momento avrei comunque accettato, non avendo alternative.
C'è anche da dire che io mi sono mosso all'ultimo. 3 giorni prima della partenza. Magari con un adeguato anticipo non ci sarebbero stati problemi.
Il pacchetto pronto per essere imbucato, per la riconsegna

In conclusione
Alla fine sono stato contento della scelta.
Avere a disposizione le mappe o gli orari dei treni, quando servivano, è stato tutta un'altra cosa.
Riguardo al servizio di noleggio, mi sa che la prossima volta noleggerò una SIM da JCR.

Per sicurezza mi ero portato dietro anche la Rough Guide e gli atlantini. 
La prossima volta li lascio a casa: sono rimasti in valigia tutto il tempo.




sabato 1 ottobre 2011

Il Tempio Sotterraneo


Pochi chilometri a nord di Tokyo, nella prefettura di Saitama, si possono visitare i sotterranei di Industria (quella di Conan, il ragazzo del futuro).


Si tratta in realtà di una fedele ricostruzione, in chiave moderna, delle Miniere di Moria.



Oppure è il Sistema di Drenaggio esterno dell'Area Metropolitana di Tokyo [首都圏外郭放水路 shutoken-gaikaku-hōsuiro].
Una cistera sotterranea in grado di raccogliere fino a 670000 metri cubi (670 milioni di litri!) di acqua, per poi scaricarli nel fiume Edogawa [江戸川].
Non è una ricostruzione cinematografica!
Un sistema di canalizzazioni di 10 metri di diametro e di pozzi di raccolta profondi 70 metri, raccoglie l'acqua in caso di forti pioggie e la convoglia in questa cisterna.
Il tutto per prevenire le inondazioni, non rare in caso di forti tifoni.

Si vede abbastanza bene in questo spezzone di documentario di History Channel (in inglese).

Il video ufficiale di presentazione, spiega il funzionamento dell'intero sistema  (in giapponese, ma le immagini sono abbastanza esplicite).

La struttura della cisterna è impressionante, con i pilastri di 78 metri in stile post-gotico-nipponico.
Non a caso viene chiamata Tempio Sotterraneo [地底神殿 chitei-shinden].
...oops, foto sbagliata :)
I pozzi di raccolta non sono da meno. 
Ecco un camion che viene calato giù nel Blocco Core :)

Il sito ufficiale (in giapponese) ha una bella galleria fotografica (dalla quale ho tratto, abusivamente, queste foto).

La cisterna principale è visitabile, almeno quando è a secco.
Informazioni dettagliate per la visita qui: 

Putroppo il sito è abbastanza esplicito: "se non parlate giapponese, portatevi un interprete!" 
(perentori come sempre e terrorizzati dall'aver a che fare con stranieri che gironzolano senza capire un tubo).
Per questa volta dovremo rinunciarci: il mio giapponese è al momento assolutamente insufficiente.