domenica 10 agosto 2008

Randomaaku

Proprio l'altro giorno parlavo con una persona della questione delle mappettine tanto usate dai giapponesi: "Eh già! Perchè lì non esistono gli indirizzi!"

Così mi viene l'idea di questo post, andando a cogliere a piene mani dagli appunti delle conferenze di Luigi Urru e dal suo libro, Il Fantasma tra i ciliegi.

In realtà gli indirizzi in Giappone esistono, eccome!
Ma non seguono la logica occidentale.

Va innanzi tutto considerato che una città come Tokyo non si sviluppa attorno a delle linee (le strade), ma per aree più o meno disomogenee che si affiancano le une alle altre.
Non esiste un centro, ma molti nuclei focali - spesso le stazioni ferroviarie - attorno ai quali la città si sviluppa in maniera concentrica.
Gli indirizzi seguono lo stesso criterio: a zone, concentrico.

Discorso diverso per Kyoto, organizzato secondo la pianta della città tradizionale cinese con linee rigorosamente perpendicolari, un po' come il castrum romano.
Credo sia infatti uno dei pochi casi di città giapponese dove i nomi delle strade vengono utilizzati per definire gli indirizzi.

Ma torniamo a Tokyo.
In un indirizzo come: Chiyoda-ku, Marunouchi, 2-7-2
Chiyoda-ku indica il Municipio (ku, )
seguito da Marunouchi, il quartiere (chō, ).
Quindi la numerazione che definisce in maniera concentrica:
il distretto n.2 (chōme, 丁目)
l'isolato n.7 (banchi, 番地)
e infine l'edificio n.2 (, ).
[esempio da Wikipedia]

La parte divertente inizia dopo aver trovato il Municipio e il quartiere, facilmente individuabili.
Le numerazioni del chōme, banchi e non sono sequenziali, come i nostri numeri civici. Seguono l'ordine cronologico di costruzione... o almeno così era all'origine, ma col tempo si sono ulteriormente "incasinati" ;) .

E' il punto di vista dell'abitante della zona, che vede crescere il quartiere attorno a sé.
Non quello del visitatore, che giunge da fuori in cerca di un luogo, per il quale la numerazione appare irrazionale, non basata su punti di riferimento e convenzioni condivise utili per orientarsi.

Per il forestiero, l'occidentale, ma anche il giapponese, estraneo al quartiere o anche solamente a quel preciso isolato, è praticamente impossibile raggiungere un luogo servendosi solamente dell'indirizzo.
"Dev'essere l'ufficio metropolitano che ha fatto a pezzi la città a questo modo. Appena ci penso mi monta fastidio. Forse i postini e i poliziotti sapranno ma per noi che abitiamo qui è come andar di notte." [Il fantasma tra i ciliegi, L.Urru]

Da qui il proliferare delle mappe.
Alle fermate della metropolitana, agli angoli delle strade, sui biglietti da visita dei locali. Degli atlanti tascabili in mano anche agli stessi abitanti di Tokyo, per i quali "...le mappe sono più che uno strumento pratico. Mappa alla mano, ci si garantisce l'agio di un confortevole anonimato. Ci si risparmia l'imbarazzo di chiedere la strada quando l'abbiamo persa.
Ci si protegge inoltre con discrezione: dagli altri, perchè nessuno saprà dove siamo diretti, e dalle irregolarità dello spazio tokioita: una mappa razionalizza l'ammasso di ostacoli che ci impedisce di vedere i prossimi passi, imbriglia in maglie regolari la confusione di edifici, giardini, gallerie, vicoli ciechi, cortili, passaggi pedonali sospesi, ascensori, canali, sopraelevate autostradali e scale mobili che frastornano ogni volta che lasciamo gli itinerari conosciuti.
" [cit.].

Le istruzioni sono più spesso disegnate che scritte.
"La più apprezzata forma di cortesia consiste nel tracciare uno schizzo che riporti emergenze riconoscibili del territorio, chiamati randomaaku (ランドマアク, landmark), atti a orientare a destinazione. [...] Ogni circondario ha il suo randomaaku. «Qua nella nostra zona è il Caffè delle arti (アアトコヒ, aato cohi), lo sai no?», mi dice la padrona di casa." [cit.]

Proprio nell'utilizzo dei randomaaku viene fuori una sistematicità e delle convenzioni condivise che mancavano completamente negli indirizzi.
Continuando a citare il libro di Urru: "Sulle carte saranno allora indicati di preferenza posti di polizia, parchi, scuole, uffici postali, fiumi, canali, [ma anche] costruzioni che presentano segni di originalità: sulla piantina inviatami dalla scuola [...] sono in bella evidenza la stazione dei taxi e i due enormi depositi sferici del gas [...].
In mancanza di simili punti di riferimento si ricorrerà a determinazioni più generiche del tipo «girare a destra alla casa gialla» [...].

Oppure si farà ricorso alle insegne dei grandi magazzini, o altri negozi facilmente individuabili e comunque conosciuti, per lo più quelli che appartengono a catene di distribuzione diffuse in tutto l'arcipelago
.".

Queste convenzioni sono utilizzate nelle mappettine improvvisate, ma anche negli atlanti o nelle mappe ufficiali.
Persino Google Maps ne tiene conto.
Fateci caso: andando a vedere una qualunque porzione di città italiana, prendo ad esempio un punto qualunque di Milano, ma anche negli Stati Uniti, trovate segnate al più le fermate della metropolitana.
In qualunque punto di Tokyo invece, oltre a semafori e distributori, sono riportati anche i "7-Eleven", i "McDonald's", i "Lawson" e altri marchi più o meno noti in occidente.
[immagine da Google Maps]

Presenti per le città occidentali, ma quasi completamente assenti nella mappa di Tokyo, sono invece i nomi delle strade :)

A proposito:
riguardo al "confortevole anonimato" dato dalle mappe... un po' li capisco i giapponesi.
Anche io di solito preferisco affidarmi ad una mappa e mi faccio sparare piuttosto che fermarmi a chiedere informazioni.
Ma c'è chi dice si tratti di una caratteristica puramente maschile :-)

1 commento:

Eleonora ha detto...

Comunque in caso di necessita entra in un combini e chiedi. I combini generalmente hanno mappe del loro quartiere con specificati i chome e tutto il resto.....oppure chiedete in un koban, i poliziotti di quartiere, sono molto gentili ^^