mercoledì 30 luglio 2008

Andagurando

Ok, lo ammetto.
Probabilmente non è la lettura più furba in preparazione di un viaggio in Giappone: una raccolta di interviste sull'attentato al Sarin del 1995 nella metropolitana di Tokyo :)

I fatti, probabilmente arcinoti.
Il 20 marzo 1995, durante l'ora di punta per i pendolari, alcuni adepti del culto Aum Shinrikyo spargono gas nervino Sarin in diversi treni della metropolitana di Tokyo.
Le ragioni rimangono ancora poco chiare, ma l'effetto fu evidente: 12 morti, migliaia di intossicati, alcuni dei quali portano ancora i segni dell'avvelenamento.

Il libro.
Underground, di Haruki Murakami
Titolo originale: アンダグランド, "andagurando", secondo la fantasiosa fonetica che i giapponesi usano per l'inglese.

L'autore è sicuramente più noto per i suoi romanzi.
Questa invece è una raccolta di interviste a persone intossicate durante l'attentato, a familiari di vittime, a membri del culto Aum.

Devo dire: impressionante.

Lo sono ovviamente i racconti degli intossicati, che descrivono i fatti dal loro punto di vista e ti portano inevitabilmente a pensare "cosa avrei fatto io in quella situazione?"
Lo sono le testimonianze dei genitori e della giovane moglie di una vittima.
Sconcertanti - e a tratti incomprensibili per un razionalista come me - sono le interviste ai membri del culto, tutti comunque non coinvolti negli attentati.

Sconcerta un po' anche leggere i racconti di persone comuni.
Intorno a loro vedono persone accasciarsi... sono in uno stato evidente di malessere, vista oscurata, naso che cola, le gambe reggono a stento... nessuno capisce cosa stia succedendo, ma sicuramente qualcosa di grave!
Qual è il primo pensiero?
"Devo avvertire in ufficio che farò tardi"
8-|
(so' ggiapponesi)

Oggi, aspettando il treno alla fermata Repubblica della milanese MM3, leggevo... mi sono accorto di guardare con qualche sospetto gli altri passeggeri!
Per fortuna a Tokyo saremo presi da altro.
Come reagirei vedendo un individuo sospetto con un pacco misterioso avvolto nei giornali sottobraccio? :)

Comunque, una cosa è certa: vorrò dare almeno un'occhiata alle stazioni della metropolitana citate in Underground: Kasumigaseki, Tsukiji...
E' quel gusto, a volte un po' perverso, che ti spinge a visitare i luoghi dove di fatti che ti hanno colpito, che siano reali o di finzione.

Stesso motivo per il quale ho segnato nella lista dei "posti da vedere" il Parco Shiba a Tokyo.
Uno dei tanti parchi urbani, salvo essere il posto dove in Tokyo anno Zero di David Peace, vengono ritrovati i cadaveri delle ragazze uccise da un serial killer. :P

[Nota petulante: già ... perché se nella lista dei posti da visitare - con stellette e asterischi il che è di per sé inquietante - trovi il parco degli omicidi e ora scopri che ti fermerai nei luoghi della strage ... parti tranquilla vero? ;-D ... che poi stia leggendo anch'io Underground è altra cosa]

lunedì 28 luglio 2008

In giapponese nel testo

Perchè mi ostino ad inserire i nomi in kanji (ideogrammi) nel blog, attirandomi le maledizioni di chi non riesce a visualizzarli?
Ma soprattutto, perché lo faccio anche nei miei appunti per il viaggio, suscitando inesorabilmente l'ironia di Petula? :)

In primis c'è un certo piacere estetico.

Poi la costatazione del doppio livello di comunicazione che la scrittura ideografica porta con sé, quello fonetico e quello semantico.
E' interessante andare a scoprire il significato dei singoli ideogrammi che compongono un toponimo.
Una ricerca che ho cominciato ad apprezzare dopo aver seguito un ciclo di conferenze su Tokyo tenute da Luigi Urru, di cui parlerò sicuramente in un prossimo post

In qualche caso il significato è abbastanza semplice:
Ueno [上野] si potrebbe tradurre in "Campoalto".
Takayama [高山] in "Altomonte".

Altri sono più arzigogolati e altisonanti:
Fujimizaka [富士見坂] significa "Collina dalla quale si vede (bene) il (monte) Fuji"

Altri nascondono storie curiose e una certa ironia:
Roppongi [六本木] significa "Sei alberi".
C'ero arrivato persino io con la mia vasta conoscenza di venti ideogrammi :)
Si scopre poi che non si riferisce ad una collina spelacchiata sovrastata da soli sei alberi, ma ai nomi di altrettante famiglie nobili che in epoca Edo avevano costruito le loro residenze in quella zona: Uesugi (che significa "cedro superiore"), Kutsuki ("albero cadente"), Takagi ("albero alto"), Aoki ("albero verde"), Katagiri ("paulonia di fosso") e Ichiryu ("salice solitario")
[cfr "Il fantasma tra i ciliegi", di Luigi Urru]



C'è poi anche un aspetto pratico nel riportare i nomi in kanji...
...già sento Petula prendere in giro gli ingegneri ;)

Per quanto i cartelli, almeno per i luoghi più turistici, siano spesso scritti anche in alfabeto romano, sarà sicuramente più facile trovare un'indicazione
上野公園
piuttosto che "Ueno park".
E' utile averlo scritto in entrambi i modi.
Non a caso le guide di solito riportano anche i kanji. Non la Frommer's Tokyo ovviamente... che ha solo un capitoletto in fondo con i nomi di bar e ristoranti... ma ne ho già parlato abbastanza male l'altra volta.



Ora, dopo avermi maledetto non riuscendo a visualizzare metà di questo post, ecco come installare il supporto per la lingua giapponese ;)

Win Vista
Pannello di Controllo -> Aggiornamenti -> Aggiornamenti Facoltativi
Selezionare il pacchetto della lingua Giapponese
Riavviare [non sarebbe Uindoz senza dover riavviare ogni volta che si cambia idea ;) ]

Win XP con menu semplificati
Pannello di Controllo -> Opzioni internazionali e della lingua -> Lingue
Selezionare: Installa i file delle lingue dell'Asia orientali
...riavviare :)

Win XP con i menu classici
Pannello di Controllo -> Opzioni internazionali e della lingua -> Lingue
Selezionare: Installa i file delle lingue dell'Asia orientali
...riavviare

Con Linux dipende dalla distribuzione, ma di solito che lo usa è in grado di cavarsela da solo ;).

Per Mac non ho idea, mi spiace.
Probabilmente bisognerà comporre gli ideogrammi di "lingua giapponese" con una gesture del mouse, tenendo premuto il tasto "mela". Però sicuramente non si deve riavviare :D
A proposito: sono 日本語 :)

sabato 26 luglio 2008

Il Terzo di Tre


Il terzo di tre...

Quando l'anno scorso a ottobre mi fu chiesto di partecipare al viaggio in Giappone ero troppo oberato di lavoro e mi rammaricai di aver dovuto rifiutare perchè da tempo era sorta una forte curiosità per il paese del Sol Levante.

Non avrei creduto che ad un solo anno di distanza la proposta si sarebbe ripresentata (le sfortune di alcuni [non riuscire a visitare tutto quello che si desidera] sono fortune per altri ;-) ).
Questa volta non me la sono lasciata sfuggire...

C'è solo un leggero stato d'apprensione per la quasi totale mancanza di conoscenza della lingua (unita al fatto che sento dire da tutte le parti che l'Inglese serve molto poco colà).

Di fatto conosco solo la parola "Banzai" imparata dai film di guerra ma dubito possa essere di qualche utilità... :-\
Spero che indicare con l'indice la bocca possa per lo meno garantirmi del cibo... ;-)

Nel frattempo cerco d'immaginare se il paese degli Origami sarà davvero come ho imparato a conoscerlo attraverso ciò che ci viene mostrato da cinema e TV o se sarò molto (spero piacevolmente) stupito.

venerdì 25 luglio 2008

Hida, Takayama

Subisco il fascino delle metropoli quindi ci fermeremo ben 9 giorni a Tokyo!
Dopo faremo indigestione di templi a Kyoto.
Ci voleva una tappa nel Giappone di campagna: Takayama , nella provincia di Hida [飛騨高山].

Io ci sono già stato l'anno scorso, di corsa, come il resto del viaggio.
Questa volta riusciremo a passare nel giorno del festival tradizionale d'autunno, lo Yahata Matsuri!

Centinaia di uomini in costume che trasportano tempietti "portatili"...
Rappresentazione di marionette tradizionali...
Musica shinto...
...mooolto pittoresco ;)
[immagine da @http://www.hidanet.ne.jp/e02/ematsuri/eaki.htm]


In questa atmosfera "vecchio Giappone" non potevamo scegliere un albergo normale, ma l'Ostello di un tempio Zen: Zenkoji [飛騨高山善光寺].
Bello!
Tradizionale!
Di notte un freddo porco!
Ma ne vale la pena :)

Ho già contattato via mail Tommy-san, il gestore, che per fortuna parla perfettamente inglese.


Ho anche intenzione di ripassare da questo negozietto.
L'anno scorso (accidenti ai viaggi di gruppo!) mi hanno trascinato via a forza... in lacrime.

martedì 22 luglio 2008

... le non guide

Non sono una perfetta viaggiatrice.

Le guide le ho sempre comprate una settimana prima della partenza e lette in aereo o in albergo prima di dormire.
Tendo a perdermi nei luoghi e a non aver mai mete precise, ma visioni letterarie e oniriche con le quali gironzolare: i negozi di Nolita, il ristorante da 4 tavoli in un angolo di Frederikshavn (mancava Babette a servire), i falafel del Marais, atroci periferie, lo sculpture garden di Glengarriff, palazzoni tutti uguali e cimiteri romanticissimi....


Son pessima nella programmazione, ma se vai in un paese in cui non solo nessuno parla la tua lingua ma nessuno parla decentemente l'inglese, forse un minimo ci va ... è per questo che parto con un ingegnere. La vera alternativa alle guide! ;-DDD

La mia (non solo la mia a dir il vero) preparazione ai viaggi è quasi esclusivamente con libri e film e al momento sto spaziando da Miyazaki a Murakami passando per Sofia Coppola, Ferguson e Ken il Guerriero per non parlare dei miei amati autori macrobiotici (è il mood non l'effettivo utilizzo che conta).

Il primo ...

Autostop con Buddha di Will Ferguson ( i numerosi segnali divisi per colore e argomento mi dicono che devo aver del dna da ing pure io....urgh!!!!)



In autostop per il Giappone da Sud a Nord alla ricerca dei sakura (i fiori di ciliegio), Ferguson dichiara un amore senza fine per un paese e un popolo che commuove per la gentilezza e fa sganasciare dalle risate per le idiosincrasie, che ha una cultura così profonda e una passione per le convenzioni da sgomentare ... un popolo che non farà mai sentire uno straniero a casa ma che gli consentirà di entrare nella propria e gli darà pure la cena e un futon.
Un esempio: i giapponesi non fanno autostop e lo trovano disdicevole ma non vi lasceranno per strada e basterà dire che non siete pericolosi (gasp) e vi accompagneranno fino alla vostra meta ritardando in ufficio (cosa che non avranno fatto nemmeno per la nascita del loro primo figlio). ;-))

Esilaranti le pagine sulle confusioni linguistiche: quella su carote e umani mi ha regalato sguardi allibiti sulla metro.

.... continua.....

sabato 19 luglio 2008

In cerca di una guida

L'acquisto della guida è il primo passo che deve fare qualunque viaggiatore che si rispetti.

Per il viaggio dell'anno scorso la scelta, poco ragionata, era ricaduta sulla Lonely Planet.
In generale penso che le Lonely Planet abbiano la capacità di non farti mai ben capire cosa valga le pena vedere e dedichino troppo spazio a ristoranti ed alberghi.

La Lonely Planet del Giappone mi pare peggio del solito, affetta dalla sindrome dell'"unico posto dove chi non parla giapponese può andarsi a bere un bicchiere in pace" (citando un'azzeccata recensione su Amazon).

L'anno scorso ero al seguito di un gruppo, quindi la guida mi era servita a poco.
Peccato che il coordinatore - la pseudo-guida del gruppo - avesse pianificato l'itinerario basandosi solamente sulla Lonely Planet :-|
Lo scoprire a posteriori quello che ci siamo persi mi ha causato non poco nervoso ed ha contribuito alla decisione di questo nuovo viaggio ;)

Questa volta dipendiamo da noi stessi.
La scelta della guida è critica.
Ho optato per la Rough Guide che fino ad oggi non mi ha mai deluso.
Almeno in questa fase preparatoria mi sembra molto meglio della Lonely Planet. Speriamo che non ci deluda.
Per il momento l'unico neo è l'indice mal fatto.
Per questo l'ho riempita di segnalibri :)

Pensando di fermarci diversi giorni a Tokyo, ho pensato che fosse una buona idea prendere anche una guida della città.
Ho provato la Frommer's Tokyo.

Acquisto completamente inutile: sostanzialmente un'enumerazione di alberghi, luoghi per lo shopping, posti dove andare a bere o a cercare altri tipi di divertimento.
Nella fase di alleggerimento bagagli non avrò dubbi nel scegliere di lasciarla a casa ;)

venerdì 18 luglio 2008

Prima di tutto: le cose importanti

Prima meta fissata: Museo Ghibli di Mitaka, a due passi da Tokyo.
Museo dedicato a lavori dello Studio Ghibli. Tappa d'obbligo per gli appassionati dei film di Hayao Miyazaki.

Nominalmente: Museo d'arte Ghibli del bosco di Mitaka
[三鷹の森ジブリ美術館]
...bosco che già mi immagino popolato da Totoro :)

Non a caso è il primo link riguardante il viaggio che ci troviamo a salvare su delicious... in due contemporaneamente! :)

Mitaka è a 20 minuti di treno da Tokyo, Shinjuku.
Facile.

Secondo l'abitudine di un paese senza indirizzi rintracciabili, c'è anche la mappetta per raggiungerlo dalla stazione.


Ottimo!
Ci segniamo gli orari e come arrivare e decidiamo all'impronta quando siamo a Tokyo.

Dimentico un dettaglio: sono giapponesi.
Visitare la Cappella Sistina o l'Ultima Cena è sicuramente più semplice che accedere al museo Ghibli.

Entrano solo 2400 persone al giorno. Bisogna prenotare e prendere i biglietti prima. Non ci si può presentare al momento.
Meno male che sul sito ci sono le istruzioni... no scusate ho sbagliato, meglio queste :)

Scrivo all'agenzia, rivenditore ufficiale in Italia.
Mi dicono che bisogna comunicare i nomi di tutti i partecipanti, i numeri di passaporto, un codice fiscale, numeri di telefono ecc. ecc.
Dubbio: se questi la fanno così complicata, cosa ci chiederanno per visitare il Palazzo Imperiale? Forse è meglio iniziare ad informarsi per la scansione del DNA e procurarsi un certificato medico recente.

Spedisco tutto. Manca un passaporto. Nuovo, richiesto da poco. Quindi non possiamo sapere il numero.
Lo scrivo. Capiranno. Non è una cosa strana dopotutto.
Mi rispondono - gentilissimi, in un italiano cerimonioso, ma senza articoli - che senza numero di passaporto non si può fare.
Sso' ggiapponesi!

Vabbè. Alla fine ce l'abbiamo fatta.
Abbiamo 3 biglietti per il 25 settembre! :D

martedì 15 luglio 2008

Prodromi di un viaggio


@Nicus



In una fresca giornata di aprile sul lago di Como, dialogo fra N e P (giorni di conoscenza 1):

P. "Belle le tue foto del Giappone su Flickr"
N. "Già vorrei tornarci, ma non trovo nessuno che sia disponibile"
P. "Io verrei, è uno dei miei viaggi sogno"
N. "Ok"

Due settimane dopo a una cena:

N. "Se partissimo a fine settembre?"
P. "Va bene, partiamo"

...il viaggio è iniziato ad aprile ;-))