giovedì 28 agosto 2008

Nuova linea principale

Nei prossimi giorni andrò a prendere - in un agenzia in centro, a Milano - il Japan Rail Pass: una specie di InterRail delle ferrovie giapponesi, acquistabile solo all'estero.
Questo pass ci permetterà di prendere, per tre settimane, qualunque treno delle linee JR (le "ferrovie dello stato"), comprese le eventuali prenotazioni dei posti, compresi i super-rapidi Shinkansen [新幹線] con la sola esclusione dei super-super-rapidi Nozomi [のぞみ].

Pensando ai treni, mi è venuto in mente un pezzo del bellissimo libro di Fosco Maraini, Ore giapponesi.
Il testo originale è del 1956.
Nell'edizione più recente ad ogni capitolo segue un'appendice dove lo stesso autore fa un confronto il Giappone di oggi - del 2000 in particolare.

Nel capitolo dedicato alla Tōkaidō [東海道], la "via del mar di levante" parla dei treni degli anni '50.
[so di non citare certo la parti più poetiche di questo libro :)]

«Il servizio è buono, benché lo scartamento dei binari, assai piccolo, [...] permetta soltanto velocità ridotte. Prendiamo per esempio il percorso Tokyo-Osaka (553 Km), che corrisponde abbastanza da vicino a quello Roma-Milano (632 Km); Mentre il nostro Settebello percorre la distanza maggiore in 6,25 ore, alla media quindi dei cento, lo Tsubame ("la Rondine") percorre la distanza minore in otto ore, alla media molto tranquilla dei settanta.»

Nella "Rilettura Oggi" dello stesso capitolo lo scenario è molto cambiato - ricordo che parliamo del 2000.
«Forse il singolo oggetto giapponese più noto al mondo è quel super-rapido (lo Shinkansen [新幹線], "la nuova linea principale") che, fin dal 1964, collega Tokyo con Kyoto ed Osaka in tre ore e dieci minuti.» [Per inciso oggi un Nozomi impiega 156 minuti per lo stesso percorso]

Maraini prosegue:
«...da noi, molti hanno di questi super-rapidi un'immagine assai più fantascientifica, più tecnologicamente romantica, di quanto si riscontri nei fatti di ogni giorno. Lo Shinkansen non è un siluro su monorotaia, non è una sorta di missile terrestre teleguidato, bensì un ottimo treno normale, a trazione elettrica, i cui servizi sono mirabilmente organizzati.»

Effettivamente la cosa ha stupito anche me. Mi aspettavo treni a levitazione magnetica e mi sono trovato di fronte normalissime rotaie :)
Certamente il confronto estetico con in nostri nuovissimi ETR550 comunque non regge ;)
[foto da Wikipedia]

Maraini prosegue spiegando le ragioni dell'efficienza degli Shinkansen - a parte il fatto di essere gestiti ed utilizzati da giapponesi... dettagli non trascurabile :)
«...venne interamente rifatta la sede. [...] "la nuova linea principale" scivola o sotto o sopra, o accanto ad ogni immaginabile ostacolo. Le stazioni vennero accuratamente separate da quelle "normali". [...]
Un elemento basilare nel buon funzionamento del sistema è dato dalle piattaforme elevate, per cui l'ingresso alle carrozze si presenta a diretto livello col parciapiede sul quale circolano i viaggiatori. [...]
Sarà quasi inutile predisporre delle "direttissime", se poi i convogli dovranno fermarsi minuti su minuti alle stazioni. Il tempo necessario per lo sbarco e imbarco dei viaggiartori si raddoppia, se quesrti debbono arrampicarsi sui vagoni, o scendere, come avveniva ai nostri bisnonni quando facevamo uso dei postiglioni a cavalli. Il sistema giapponese permette ai super-rapidi di sostare, ad esempio, a Nagoya [...] due milioni di abitanti, esattamente dai 120 ai 180 secondi.
[...] il macchinista arresta la locomotiva ad un punto designato, sempre lo stesso. Segnali appositi, verniciati sulla piattaforma, indicano i punti di ingresso alle varie carrozze. Gran parte dei viaggiatori [...] sa dove situarsi per il momento d'imbarco.
[...] centinaia di persone riescono a salire e scendere dalle 12-15 carrozze dello shinkansen in due, al massimo tre minuti - poi il treno subitissimo riparte.»

Ho visto con i miei occhi come questo sistema possa confondere il tipico turista italiano, che si accampa in un punto casuale della banchina («Che... siamo scemi, noi, a metterci in fila come soldatini?»), possibilmente ostacolando il passaggio agli altri passeggeri e rischiando di vedersi chiudere sul naso le porte del treno.
Dopo la prima volta però si capisce :)
La rigidità del sistema, sempre uguale in ogni stazione, in questo caso aiuta.

«[...] Se i nostri treni funzionassero come quelli giapponesi impiegheremmo 1.41 ore da Roma a Firenze e 3.21 ore da Roma a Milano.»

C'è da dire che gli Shinkansen sono piuttosto cari, per noi. Circa 85 Euro per il già citato tratto Tokyo-Osaka. Per questo motivo prenderemo il JR Pass :)

Anche qui ci stiamo avvicinando allo stesso standard, almeno per i costi ;)
Di recente, per rientrare a Milano da Roma, ho preso più volte il T-Biz che pretende di impiegare solo 4 ore e 5 per buoni 65 Euro e rotti.
Peccato che le ripetute fermate in aperta campagna ne abbiano sempre rovinato la media, accumulando ritardo strategico (sotto la soglia del rimborso, manco a dirlo...) di 20-25 minuti.

sabato 23 agosto 2008

Sì sì sì... sembra facile...

...ma anche andare in bagno può non essere banale.

Sicuramente avrete sentito parlare dei famosi WC ipertecnologici giapponesi, che non possono non suscitare ilarità al primo impatto. Come testimoniano i numerosi video di turisti occidentali sull'argomento (questo, solo per fare un esempio).

Dopo la fase ilare nasce lo sconcerto.
Il contatto con la tavoletta, riscaldata, non è particolarmente piacevole: dà la sgradevole sensazione che altri ci siano stati seduti a lungo. ;)

C'è poi il pannello di controllo.
Una decina di pulsanti e display con scritte in giapponese.
Davanti ad un televisore o una lavatrice possiamo andare per intuito. Ma con un water elettronico le nostre esperienze con le alte tecnologie diventano inutili.

Per questo motivo sono stato felice di scoprire un trafiletto su WikiTravel, dove si spiegano i principali comandi degli aggeggi infernali chiamati washlet [ウォシュレット].

Oltre alla già citata e fastidiosa tavoletta riscaldata, questi prodigi della tecnologia sono anche dotati di uno o più getti d'acqua, montati su braccini telescopici, per poter spruzzare là dove serve.
Ed è qui viene utile la mini guida.
(immagine da WikiTravel)
  • Il pulsante rosso con l'ideogramma ("stop") dovrebbe servire a fermare tutto in caso di panico.
  • Un'icona dal significato inconfondibile segna uno o più pulsanti con la scritta oshiri [おしり] (che ha esattamente lo stesso significato dell'icona). Servono per attivare gli spruzzini... di dietro, con varie intensità, a seconda... del bisogno.
  • Il pulsante rosa con la scritta bide ビデ ("bidet") attiva invece il lavaggio... davanti, solo per signore.
  • La scritta kansō [乾燥] ("asciugatura"), indica invece comando che attiva il soffio d'aria, da premere al termine dell'operazione.
  • Gli altri comandi dovrebbero servire per orientare i getti e per regolarne l'intensità. In una prima analisi possono essere lasciati nelle impostazioni di default :)
Devo confessarlo: l'anno scorso non ho osato premere nessun bottone. Ma questa volta abbiamo le istruzioni! :)
Spero di non trovarmi ad asciugare tutto il bagno, per essermi alzato di soprassalto all'azionarsi improvviso degli spruzzi :D


Ah... ma non è finita.
Anche di fronte ai bagni vecchio stile, simili alle nostre "turche" e non tecnologici, la sorpresa è grande, scoprendo che sono... girati al contrario!
Persino in una colta conferenza sul Orientarsi a Tokyo, il relatore ha giuticato utile fornire delle fotocopie per il corretto orientamento, nei bagni :)

giovedì 21 agosto 2008

Grandi, grandi tamburi

I Kodō [鼓童] sono piuttosto noti: un gruppo di suonatori di tamburi taiko [太鼓 - letteralmente "grandi tamburi"], originari dell'isola di Sado, da anni in tour continuo in tutto il mondo.
Il loro nome significa letteralmente "Figli del tamburo", ma con un gioco di parole che solo una lingua piena di omofone consente, può essere scritto anche 鼓動 che significa "battito del cuore".



Di recente è passato da Milano un piccolo gruppo di taiko: i Joji Hirota & taiko drummers.

La formazione che ha suonato a Milano il 17 luglio era relativamente piccola, solo 5 elementi, ma il concerto è stato emozionante.

Il suono dei taiko ha quel fascino un po' tribale delle percussioni, ma ritmi e suoni sono molto diversi da quelli di origine africana ai quali siamo più abituati.

Sono performance da vedere oltre che da ascoltare: i movimenti dei suonatori diventano una danza, i giganteschi o-daiko [大太鼓 "grande, grande tamburo" :) ] sono impressionanti alla vista e il loro suono fa vibrare lo stomaco.

Non oso immaginare cosa deve essere un concerto dei Kodo.
Così l'altro giorno mi viene l'idea di andare a dare un'occhiata al loro sito.
Di solito sono sempre in tour in giro per il mondo - ma cosa vedo! - il 5 ottobre faranno un concerto a Kyoto e noi saremo da quelle parti proprio in quei giorni :)


Il concerto sarà al Kaikan Daiichi Hall [京都会館第一ホール] a 500 metri dall'albergo che siamo riusciti a prenotare dopo tante fatiche.

Speriamo di riuscire a trovare posto.
Purtroppo il sito per la prenotazione online è solo in giapponese... con le mie 20 parole e 10 ideogrammi non me la posso cavare... peccato.
Pare che in quei giorni saranno tutti a Kyoto, visto che tutti i ryokan sono già strapieni.
Ci fionderemo a cercare i biglietti appena arriviamo a Kyoto, il 30 settembre.

[Nota petulante: ho visto i Kodo 4 anni fa al dal Verme ... è pura emozione, battito ed energia. Si esce dal concerto con il cuore che per almeno un'ora segue un ritmo diverso. Ascoltarli in Giappone un piccolo sogno: l'ing non ricorda ma qualcuno in modo subliminale gli ha infilato in testa l'idea dei Kodo ;-D Ho già pronta la brandina (mentale) per fare la fila e acchiappare i biglietti]

martedì 19 agosto 2008

Specialità Giapponesi


Totoro, Totoro…


Si fa presto a dire Totoro. ;-)


Il Giappone è patria di centinaia di Anime di ogni genere e tipo.
Quanti di noi possono dire di non essersi sentiti ‘vibrare’ una volta o l’altra nella vita nell’udire la conosciuta sigla del serial preferito?


Che si trattasse di Lamù o Goldrake o altri poco importa (o forse tutti ;-) )

Sicuramente uno dei miei favoriti è stato il Gundam, la mitica serie denominata 0079 (Trasmessa dalla TV da noi nel lontano 1980).


Una storia coerente, con i ‘buoni’ un po’ sulla soglia di ciò che è lecito e giusto e ‘cattivi’ dalle motivazioni complesse ed articolate che spesso andavano aldilà del semplice distruggere i ‘buoni’ e che potevano addirittura conquistare simpatia (a volte).


La serie non ebbe grande fortuna qui da noi e questo pregiudicò l’avvento televisivo di tutte le serie successive che furono poi prodotte in Giappone con grande successo. Il nome Gundam (o Gandamu come dicono colà) ha una grande rinomanza presso di loro, al punto che nel loro ingegno sono arrivati a produrne modelli a grandezza naturale:


Sarebbe interessante sfruttare la vacanza per visitare questo luogo… :-)

@Petula: dopo aver visto questa foto credo che l’ing. aggiungerà un altro luogo alla lista del non-itinerario ;-)

[URGH...:-D]
[(Nicus) Scoperto dove si trova il Gundam in grandezza naturale: nel parco divertimenti Fuji-Q High Land sul lago Kawaguchi, accanto al monte Fuji]

sabato 16 agosto 2008

Itinerari

Primo punto dell'itinerario: non esiste un vero itinerario :D

L'idea è questa: ci fermiamo in quattro città: Tōkyō [東京], Kyōto [京都], Kanazawa [金沢] sulla costa occidentale, Hida-Takayama [飛騨高山] nel mezzo delle montagne, dove saremo in coincidenza della festa dell'autunno. E di nuovo Tokyo per tornare a casa.

Fissati i giorni in ogni città, giusto per poter prenotare gli alberghi (per fortuna! perché a Kyoto è stata veramente dura trovare posto :( )

Solo alcuni punti fermi, come la visita al Museo Ghibli di Mitaka :D per il quale abbiamo prenotato.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Dopodiché degli appunti...
Una lista di cose interessanti....
Idee per gite di giornata da Tokyo e Kyoto, rese possibili dalla proverbiale efficienza delle ferrovie nipponiche.

Il passo di Hakone [箱根], con le sue terme e aree vulcaniche, ai piedi del monte Fuji.
Una mezza idea di fermarci una notte, per provare un onsen.


NikkoNikkō [日光], uno spettacolare complesso di templi in mezzo alle montagne, un'ora e mezza di treno a nord di Tokyo.

Una mezza idea per Matsumoto [松本], famoso per il suo castello, considerato tra i più belli del Giappone assieme a Himeji [姫路] (che io ho già visto, quindi - egoisticamente ;) - non ci andremo).
L'unico dubbio è le 3 ore di treno per raggiungerlo, da Tokyo.
Chissà se vale veramente la pena dedicarci un'intera giornata.
Qualcuno dei nostri dieci lettori è stati a Matsumoto? :)

...sì, lo so... vicino a Tokyo c'è anche Kamakura [鎌倉].
Ma io non posso tornare a vedere tutto quello che ho già visto ;)

Da Kyoto le mete possibili sono tante. Tutte a meno di un'ora di treno.
Dovremo fare delle scelte.

Nara
Tra le tante, sicuramente Nara [奈良].
Un must, credo proprio.
Io ci sono già stato, ma ci torno volentieri. Girata di corsa, da turisti che devono collezionare il maggior numero di templi possibile. :-\

Poi Uji [宇治市], per visitare il famoso Padiglione della Fenice, location di un intero capitolo della Storia di Genji, il principe splendente, ma anche per assaggiare il celebratissimo tè.

E ancora Arashiyama [嵐山, ]: sono proprio curioso di vedere la foresta di bamboo e le scimmie selvatiche :)

Oppure Hikone [彦根], sul lago Biwa, dove c'è un altro dei pochi castelli che non sono stati ricostruiti nel '900.

Evito di includere in questo post gli appunti delle "cose da vedere" a Tokyo.
La lunga lista include anche una riga che dice: "Shiba-koen: un parco come altri, ma è il luogo degli omicidi di Tokyo anno zero", fonte di tanta inquietudine per Petula ;)

[Nota petulante: non c'è itinerario??? devo capire cosa vuol dire itinerario per un ing ... una tabella con tutti gli spostamenti da effettuare e una lista di luoghi da visitare a Tokyo non è un itinerario? da sottolineare il fatto che i due documenti son stati mandati dieci giorni dopo aver deciso di partire! Ah vero, non c'è scritto cosa faremo giorno per giorno, ma l'elenco sopra mi fa pensare che qualcuno ci abbia già pensato ;-)) Come dicono le mie amiche "non ha sul serio idea di chi si sta portando in viaggio!!!!" ;-DDD]

martedì 12 agosto 2008

Suggestioni

Ci sono autori con i quali viaggiare è come percorrere vie oniriche e continui a camminare in mezzo alla nebbiolina che circonda i sogni più profondi, la mente si perde e crea percorsi.

Tokyo di Rossella Marangoni
ti
trasporta in un luogo che so reale ma che è fatto della consistenza delle luci notturne di una città che ora è per me Blade Runner e Sogni di Kurosawa, le piccole case con i futon ripiegati e i manga, la metropolitana di Murakami e i monasteri zen di Setouchi Harumi.


Con la Marangoni Ukiyo-e prende forma, si svela e si spiega. Accanto ai grattacieli e a un traffico caotico tutto si zittisce e ci sono piccoli negozi di calligrafia, antiquari e musei preziosi ... passeggeremo con questo minuscolo libro alla ricerca del cimitero dei 47 ronin che vendicarono il loro signore Asano Naganori e furono poi condannati al suicidio rituale o distingueremo le suggestioni di Shitamachi (la città bassa) assaggiando la migliore tempura di Tokyo nel quartiere di Asakusa?

Certo finirò per trasportare Nicus e Dario nei negozi di kimono o a provare a entrare in un bagno pubblico nonostante possano scambiarmi per uno strano (e magrissimo) membro della Yakuza ;-DD
Mi auguro di sentire il clan clan dei
geta, gli zoccoli tradizionali in una sera d'autunno e di portamelo dietro come un bussare del cuore.

Se non saprò distinguere tutti gli strati di cui è formata Tokyo, ne avrò la coscienza; i terremoti, le inondazioni e la guerra ne hanno cambiato la conformazione ma nulla sembra essersi completamente perso e se non riuscirò a vederlo potrò cercarlo negli scrittori e registi che accompagnano le pagine di quest'autrice suggestiva.


Kurosawa e Tanizaki ricordano una Tokyo che si muove veloce verso l'occidente perdendo nella corsa solo uno dei suoi zoccoli di legno come una Cenerentola d'Oriente e mi farà cercare fuori dai finestrini almeno una ciminiera, mentre grazie a Murakami avrò la giustificazione per gironzolare trai negozi di Aoyama, Omotensando e Harajuku riempiendomi gli occhi dei colori e delle persone (spero anche che qualcuno mi ci tiri fuori a forza prima che abbia speso tutto lo stipendio dei prossimi 6 mesi ;-))

Difficilmente vedremo la festa del dio del mare nel porto della città, ma ho qualche dubbio che Tokyo di notte non mi farà sentire un po' Deckard e che non mi ritroverò a mangiare udon in brodo in strada giusto per rivivere la fascinazione della scena iniziale di uno dei miei film preferiti.

I percorsi con le uscite della metro son tra le cose che mi affascinano di più ... un labirinto di Minosse portato alle estreme conseguenze (e come Murakami riesca a immaginarmi una vita parallela nelle sue gallerie) dal quale verrò sputata fuori in una viuzza tranquilla "con muri di cinta bianchi a cui si appoggiano stanche biciclette" che custodiscono un piccolo museo prezioso come il Nihon Mingeikan nato nel 1924 con l'intento di preservare l'artigianato giapponese.

Proveremo a perderci (sempre che gli ingegneri di perdano sul serio...) e a provare a sentire se come dice Banana Yoshimoto "Tokyo respira in profondità gli infiniti paesaggi che ognuna delle persone che sono qui porta dentro di sé" .

domenica 10 agosto 2008

Randomaaku

Proprio l'altro giorno parlavo con una persona della questione delle mappettine tanto usate dai giapponesi: "Eh già! Perchè lì non esistono gli indirizzi!"

Così mi viene l'idea di questo post, andando a cogliere a piene mani dagli appunti delle conferenze di Luigi Urru e dal suo libro, Il Fantasma tra i ciliegi.

In realtà gli indirizzi in Giappone esistono, eccome!
Ma non seguono la logica occidentale.

Va innanzi tutto considerato che una città come Tokyo non si sviluppa attorno a delle linee (le strade), ma per aree più o meno disomogenee che si affiancano le une alle altre.
Non esiste un centro, ma molti nuclei focali - spesso le stazioni ferroviarie - attorno ai quali la città si sviluppa in maniera concentrica.
Gli indirizzi seguono lo stesso criterio: a zone, concentrico.

Discorso diverso per Kyoto, organizzato secondo la pianta della città tradizionale cinese con linee rigorosamente perpendicolari, un po' come il castrum romano.
Credo sia infatti uno dei pochi casi di città giapponese dove i nomi delle strade vengono utilizzati per definire gli indirizzi.

Ma torniamo a Tokyo.
In un indirizzo come: Chiyoda-ku, Marunouchi, 2-7-2
Chiyoda-ku indica il Municipio (ku, )
seguito da Marunouchi, il quartiere (chō, ).
Quindi la numerazione che definisce in maniera concentrica:
il distretto n.2 (chōme, 丁目)
l'isolato n.7 (banchi, 番地)
e infine l'edificio n.2 (, ).
[esempio da Wikipedia]

La parte divertente inizia dopo aver trovato il Municipio e il quartiere, facilmente individuabili.
Le numerazioni del chōme, banchi e non sono sequenziali, come i nostri numeri civici. Seguono l'ordine cronologico di costruzione... o almeno così era all'origine, ma col tempo si sono ulteriormente "incasinati" ;) .

E' il punto di vista dell'abitante della zona, che vede crescere il quartiere attorno a sé.
Non quello del visitatore, che giunge da fuori in cerca di un luogo, per il quale la numerazione appare irrazionale, non basata su punti di riferimento e convenzioni condivise utili per orientarsi.

Per il forestiero, l'occidentale, ma anche il giapponese, estraneo al quartiere o anche solamente a quel preciso isolato, è praticamente impossibile raggiungere un luogo servendosi solamente dell'indirizzo.
"Dev'essere l'ufficio metropolitano che ha fatto a pezzi la città a questo modo. Appena ci penso mi monta fastidio. Forse i postini e i poliziotti sapranno ma per noi che abitiamo qui è come andar di notte." [Il fantasma tra i ciliegi, L.Urru]

Da qui il proliferare delle mappe.
Alle fermate della metropolitana, agli angoli delle strade, sui biglietti da visita dei locali. Degli atlanti tascabili in mano anche agli stessi abitanti di Tokyo, per i quali "...le mappe sono più che uno strumento pratico. Mappa alla mano, ci si garantisce l'agio di un confortevole anonimato. Ci si risparmia l'imbarazzo di chiedere la strada quando l'abbiamo persa.
Ci si protegge inoltre con discrezione: dagli altri, perchè nessuno saprà dove siamo diretti, e dalle irregolarità dello spazio tokioita: una mappa razionalizza l'ammasso di ostacoli che ci impedisce di vedere i prossimi passi, imbriglia in maglie regolari la confusione di edifici, giardini, gallerie, vicoli ciechi, cortili, passaggi pedonali sospesi, ascensori, canali, sopraelevate autostradali e scale mobili che frastornano ogni volta che lasciamo gli itinerari conosciuti.
" [cit.].

Le istruzioni sono più spesso disegnate che scritte.
"La più apprezzata forma di cortesia consiste nel tracciare uno schizzo che riporti emergenze riconoscibili del territorio, chiamati randomaaku (ランドマアク, landmark), atti a orientare a destinazione. [...] Ogni circondario ha il suo randomaaku. «Qua nella nostra zona è il Caffè delle arti (アアトコヒ, aato cohi), lo sai no?», mi dice la padrona di casa." [cit.]

Proprio nell'utilizzo dei randomaaku viene fuori una sistematicità e delle convenzioni condivise che mancavano completamente negli indirizzi.
Continuando a citare il libro di Urru: "Sulle carte saranno allora indicati di preferenza posti di polizia, parchi, scuole, uffici postali, fiumi, canali, [ma anche] costruzioni che presentano segni di originalità: sulla piantina inviatami dalla scuola [...] sono in bella evidenza la stazione dei taxi e i due enormi depositi sferici del gas [...].
In mancanza di simili punti di riferimento si ricorrerà a determinazioni più generiche del tipo «girare a destra alla casa gialla» [...].

Oppure si farà ricorso alle insegne dei grandi magazzini, o altri negozi facilmente individuabili e comunque conosciuti, per lo più quelli che appartengono a catene di distribuzione diffuse in tutto l'arcipelago
.".

Queste convenzioni sono utilizzate nelle mappettine improvvisate, ma anche negli atlanti o nelle mappe ufficiali.
Persino Google Maps ne tiene conto.
Fateci caso: andando a vedere una qualunque porzione di città italiana, prendo ad esempio un punto qualunque di Milano, ma anche negli Stati Uniti, trovate segnate al più le fermate della metropolitana.
In qualunque punto di Tokyo invece, oltre a semafori e distributori, sono riportati anche i "7-Eleven", i "McDonald's", i "Lawson" e altri marchi più o meno noti in occidente.
[immagine da Google Maps]

Presenti per le città occidentali, ma quasi completamente assenti nella mappa di Tokyo, sono invece i nomi delle strade :)

A proposito:
riguardo al "confortevole anonimato" dato dalle mappe... un po' li capisco i giapponesi.
Anche io di solito preferisco affidarmi ad una mappa e mi faccio sparare piuttosto che fermarmi a chiedere informazioni.
Ma c'è chi dice si tratti di una caratteristica puramente maschile :-)

mercoledì 6 agosto 2008

Prenotazioni e mappettine

Mi hanno preso in giro perché avrei voluto prenotare gli alberghi con largo anticipo.
Mi hanno fatto crescere il complesso del Furio (ricordate? Il personaggio precisetti di Verdone) così ho aspettato.
Ora però, a poco meno di due mesi dalla partenza, ho difficoltà a prenotare l'albergo prescelto a Tokyo (dovremo fare un cambio di camere a metà della permanenza).
A Kyoto, il ryokan [旅館 - albergo tradizionale giapponese] che avevo "puntato" non ha più una sola disponibilità per inizio ottobre!

Mi sa che deve essere alta stagione, altrimenti non mi spiego...


Mi rimetto alla ricerca di qualcosa che mi ispiri fiducia.
Le caratteristiche che cerco sono:
  1. Stanze in stile giapponese
  2. Preferiremmo un ryokan, rispetto ad un albergo in stile occidentale. Una questione di "ambientazione" :)
  3. Stanze con bagno in camera. Purtroppo spesso i piccoli ryokan hanno i bagni condivisi.
    Si potrebbe anche fare, ma poi rischiamo l'incidente diplomatico se Petula, con i suoi tatuaggi, viene scambiata per una Yakuza :D
  4. Meglio che qualcuno parli uno straccio di inglese.
    Cosa niente affatto scontata. Specialmente nei piccoli alberghetti.
    Su qualche sito trovo addirittura scritto "qui nessuno parla inglese!!" :D
  5. Che non sia eccessivamente lussuoso... e soprattutto costoso :)
  6. Che sia a portata di piedi dalla stazione, visto che faremmo diverse gite fuori Kyoto
In pratica l'intersezione di tutti questi requisiti dà un risultato Zero... o quasi :)

Per la ricerca mi avvalgo di questi siti:
Il primo decisamente naif, ma i ryokan sembrano proprio rustici e mi ispirano simpatia :)
I siti a volte sono imbarazzanti.
Il senso estetico dei giapponesi nel campo dei siti web sembra peggiore di quello di molti miei clienti ;)
Ecco un esempio oppure quest'altro.

Il sito della ITCJ invece ha un'aria molto più professionale. E' consigliato anche dalla Rough Guide
Ripiego su quest'ultimo.

Interessante: nella scheda di ciascun albergo riporta anche le "lingue parlate".
Immancabili le mappettine per raggiungerli, in questo caso ultradettagliate!

In qualcuna trovo persino le istruzioni in giapponese da far leggere a un eventuale tassista :D

Io tendo sempre a mettere un sacco di punti di riferimento inutili nelle mappe che faccio per spiegare la strada
("...hai presente l'Esselunga alla rotonda? Ecco: ignorala e prosegui...")
Finalmente in Giappone non mi sentirò un incompreso! :D