venerdì 31 ottobre 2008

Vocine

Girando per le strade giapponesi colpisce l'utilizzo smodato di messaggi vocali "lanciati all'aria".
Chiunque, ma soprattutto qualunque cosa, ti parla.

I venditori lanciano continuamente le loro grida, come da noi si usa ormai solo nei mercati [audio].
I commessi sulla porta dei negozi ripetono il loro "irasshaimasè" a chiunque alzi gli occhi verso di loro passando per la strada.
Gridano gli uomini-cartello sui marciapiedi affollati, ripetendo ossessivamente il loro annuncio.



Parla ad alta voce l'omino della sicurezza che segnala una deviazione per lavori in un sottopassaggio pedonale.
Ripete ossessivamente la stessa frase chi distribuisce volantini pubblicitari [audio].

Dove manca un essere umano sono gli oggetti e le macchine a parlare.
Ti parlano gli ascensori, i semafori, le scale mobili! [audio] :)

Gli annunci alle stazioni e sui treni sono comuni anche dalle nostre parti, ma in Giappone sono spesso conditi con fantasiosi carillon [audio].

Un autobus giapponese non si limita ad avvertirti della prossima fermata [audio].
Ti incita a salire quando le porte sono aperte, mentre un'altra voce, rivolta all'esterno, avverte passanti e automobilisti che l'autobus ha messo la freccia e sta per girare.

Se un camion mette la retromarcia non basta il beep-beep al quale siamo abituati: una vocina avvisa che sta per andare indietro.

Queste voci ripetono in modo cantilenante, ossessivo, frasi a noi incomprensibili. Cogliamo solo il suono, che si va a mescolare con la miriade di musichette che escono da ogni angolo.


Senza questo sottofondo è difficile immaginarsi l'effetto videogioco delle strade giapponesi [audio].

martedì 28 ottobre 2008

Cocoon Tower

Nei giorni in cui eravamo a Tokyo è stato inaugurato un nuovo grattacielo: il Tokyo Mode Gakuen Cocoon Tower  [東京モード学園コクーンタワー].

Sarà sede di un accademia della moda e di una scuola di design hi-tech dal suggestivo nome di HAL, la cui pubblicità col robottone campeggiava in tutte le metropolitane di Tokyo.

Questo edificio non spicca in altezza, "solo" 204 metri abbondantemente sovrastati dal vicino Tokyo Metropolitan Government Building #1  (il "comune" di Tokyo) e da altri edifici della foresta di grattacieli di Nishi-Shinjuku.

La Cocoon Tower ha però un design particolarmente avveniristico.
Ho letto che dovrebbe assomigliare ad una penna stilografica.
A me sembra proprio un'astronave poggiata in verticale sulla rampa, pronta al decollo.
Ognuno interpreta le immagini utilizzando i propri riferimenti culturali
:-)
...e comunque non ho mai viso una stilografica con il vetro della cabina di pilotaggio! :)

La forma ovoidale, completamente in vetro, avvolta come un bozzolo da una serie di fasce bianche (da cui il nome).


Ai piedi della torre è poggiata una sfera, completamente opaca, di una trentina di metri di diametro.
Non so cosa debba rappresentare negli intenti degli architetti dello studio di Kenzo Tange che hanno disegnato il progetto.
Secondo i miei riferimenti culturali dovrebbe essere il serbatoio di combustibile per rifornire l'astronave :)


Quando siamo passati da quelle parti, il 27 settembre, l'inaugurazione era annunciata di lì a pochi giorni. L'allestimento non doveva essere ancora completo perché un nugolo di operai lavorava ad ogni piano e attorno all'edificio, imbiancando, piastrellando, piantando, dipingendo, pulendo, raschiando..

Erano veramente tanti e tutti si muovevano velocemente. L'effetto delle formichine che si affrettano a trasportare le briciole all'avvicinarsi del temporale.
Una scena curiosa. Da fermarsi a fotografarli :)

Con un po' di sollievo abbiano comunque notato, in un angolino, una scena più familiare: sei operai che guardavano due lavorare.
Mancava però il pensionato, con il cane a passeggio e la sigaretta pendula, che guarda i lavori e scuote la testa con disappunto.

domenica 19 ottobre 2008

Hachiman matsuri

Takayama [高山] è una graziosa cittadina in mezzo alle montagne, nella provincia di Hida.
Si gira a piedi, visto che tutti i punti di interesse si trovano entro un raggio di 10 minuti a piedi, come evidenzia la "Wander Exploration Map" che si preleva gratuitamente al Tourist Information appena fuori dalla stazione.

Il 9 e 10 ottobre era piena di turisti, specialmente autoctoni, per il festival d'autunno, considerato tra i migliori
matsuri [祭 - festival tradizionali] di tutto il Giappone, assieme al famosissimo festival di Gion, a Kyoto.
Il gestore dell'ostello ci ha confermato che se non avessimo prenotato con quasi tre mesi di anticipo difficilmente avremmo trovato posto.


In realtà ci sono due matsuri, uno di primavera - il 14 e 15 aprile - uno autunnale.
Quello autunnale in particolare ruota attorno al santuario shinto di Sakurayama Hachiman-gū [桜山八幡宮 - letteralmente "Santuario del Monte dei Fiori di Ciliegio, dedicato ad Hachiman"].
Hachiman [八幡] è la divinità shinto della guerra, protettore del Giappone ed in particolare degli abitanti di questa zona.
 
La mattina del 9 ottobre, 11 elaboratissimi carri - yatai [屋台] - escono dai loro "garage", dove rimangono per il reso dell'anno, e si radunano sulla strada principale che scende dal santuario verso il fiume.



Una processione in costume gira le piccole stradine della città vecchia e raggiunge il santuario.
Anche i bambini sono vestiti di tutto punto in abiti tradizionali.

Il clou della giornata è una performance delle marionette dello Hoteitai, uno dei carri, fermo sul piazzale del santuario.
Già più di due ore prima la gente si affollava, in piedi in pieno sole, per guadagnare i primi posti.

La performance è abbastanza breve. Rappresenta il prete Hotei (credo sia questo) che cammina qua e là con i suoi due figli, due pupazzi più piccoli che, con un'impresa di giocoleria, vengono posti sulle spalle della marionetta principale.
La rappresentazione sarà sicuramente ricca di simboli agli occhi dei giapponesi.Per noi l'interesse era soprattutto nei movimenti e nella manipolazione delle marionette.
Dopo i primi 5 minuti, in cui la marionetta panzuta non faceva che sgambettare girandosi a destra e a sinistra, accompagnata dalla musica monocorde di uno strumento tradizionale, non nascondo di essermi domandato con un certo terrore quanto sarebbe durato ;)

Senza dubbio più affascinante, anche ai nostri occhi, è la processione notturna.
Al tramonto i carri vengono attrezzati con molte lampade e sfilano per le vie della città, trascinati a braccia degli abitanti in costume.

Sopra i carri, a diversi metri di altezza, trovano posto i bambini, che salutano i passanti o suonano i flauti.

Anche in questo caso la gente prende posto parecchio tempo prima.
Non aiutano i fossetti che scorrono ad entrambi i lati di tutte le vie di Takayama, indipendentemente da quanto siano strette.
Il rischio di finire a mollo, al passaggio dei carri appena più stretti della strada, non è trascurabile.

Al termine della processione tutta la popolazione, noi compresi :), va a mangiare sulle bancarelle sistemate lungo il fiume.

Le cibarie e i dolciumi sono dei più vari: dalle caramelline dai colori fosforescenti, alle banane ricoperte di cioccolato, ai pescetti infilzati alla brace...
Una curiosità: pare che in Giappone lo zucchero filato sia ancora in auge, ma non venga avvolto attorno ad una bacchetta come da noi, con il risultato che il bambino camminando tra la folla lo appiccica sui vestiti di tutti i passanti che incontra. Qui viene venduto in grossi sacchi e mangiato prendendolo a manciate.

Tutti si concentrano a in un paio di centinaia di metri di una stretta stradina.
Nelle stazioni, anche le più affollate come Shinjuku a Tokyo, il flusso delle persone è veloce, fluido. Ognuno di muove seguendo una linea precisa verso la propria destinazione. La folla non è associata alla confusione.
Qui invece anche i giapponesi gironzolano, si fermano di colpo davanti a una bancarella, si mettono a vociare con gli amici formando "grumi" che bloccano il passaggio.
Sarà tutto più umano, ma c'è un gran casino :) e l'effetto "bolgia" raggiunge livelli inimmaginabili.

mercoledì 15 ottobre 2008

Agili libricini

Riprendo a scrivere con un post libresco e non diaristico.

In una libreria di Kyoto siamo imbattuti per caso in un agile libricino: Must-See in Kyoto, pubblicato dalla JTB (Japan Travel Bureau, un'enorme agenzia viaggi giapponese) [ISBN: 9784533005282].


In pratica un compendio alla guida turistica.
Gli articoli sull'architettura dei templi buddisti, sulle statue, sui giardini giapponesi o di pietre, per citarne alcuni, ti fanno capire meglio quello che stai vedendo ed apprezzare dettagli che le guide canoniche - che sia Lonely Planet, Rough Guide o altro - trascurano.


E' piccolino e gli articoletti sono di due, massimo quattro pagine, e strutturati in trafiletti con tante illustrazioni. Si può tenere in tasca e leggere mentre si gira per la città, in autobus o seduti su una panchina (sempre che non piova... ;) ).

Fa parte di tutta una serie di libri, delle stesse dimensioni, che include altri "compendi" alla guida turistica, "Must-See in Nikko", "A Look into Tokyo", ma anche altri che spiegano, con lo stesso stile, vari aspetti del giappone e della società giapponese.
La serie si chiama "Illustrated Japan in your pocket!" (qui si trova una lista che dovrebbe comprendere tutti i titoli, assieme ad altri che non c'entrano nulla).




Alcuni titoli non hanno niente a che fare con guide turistiche, ma sono decisamente divertenti. 
Come "Salaryman in Japan", che spiega la vita e le abitudini del "sarariman" [サラリーマン], l'impiegato tipico giapponese, di cui infiniti rappresentanti, tutti uguali, affollano nelle ore di punta la metropolitana di Tokyo.



Leggendo in questi giorni sto scoprendo cose curiose.
Ad esempio come dedurre il "rango" in un gruppo di salaryman apparentemente identici: dall'ordine in cui bevono il tè o dal sedile in cui si siedono in taxi o sul treno :D
Averlo letto prima ci avrei fatto caso :)

Scritto da giapponesi dovrebbe essere abbastanza affidabile e non cadere nei facili stereotipi, come capita troppo spesso agli autori occidentali - specialmente gli americani - ma non manca di una notevole autoironia.

Questi libri si trovano - non troppo facilmente, a dire il vero - nelle librerie giapponesi a solo 930 Yen l'uno (al cambio attuale meno di 7 Euro) oppure on-line, ma a prezzi tre o quattro volte superiori.

Petula ed io abbiamo svaligiato la libreria del duty free del Narita, prendendo tutti quelli che abbiamo trovato... anzi no, sono già pentito di averne lasciato qualcuno, ma avevamo già 16 chili di sovrappeso solo di libri comprati in giro.

domenica 12 ottobre 2008

Tadaima

Rieccoci a casa... Tadaimà, come si dice in Giappone.
Ahimè la vacanza è finita :(


Ma i post non finiscono qui!
(Suona un po' come una minaccia ;) )

In viaggio non abbiamo scritto di molte cose.
Non abbiamo raccontato di treni giapponesi in ritardo, di stanze d'albergo cieche, di albergatrici chiacchierone e dei loro cani "chiabbi", di monaci zen dal perfetto inglese e delle stanze con le "ceneri del nonno", di cameriere autoritarie con i loro interminabili shabu-shabu, delle feste di paese giapponesi e delle banane ricoperte di cioccolato dall'aspetto inquietante, degli "ombrelli della città", di mochi da passeggio, di monorotaie, dei "filmini biricchini" della tv a pagamento, dei templi dedicati alle volpi...

Pensieri, osservazioni che vorremmo condividere e che potrebbero - chissà - essere utili ad altri viaggiatori.

mercoledì 8 ottobre 2008

Tempio zen e sake

Siamo a Takayama!

Incredibilmente, per la connessione internet il tempio zen e` meglio organizzato dei due precedenti alberghi: quattro computer a disposizione dei pochi ospiti.
Sotto altri aspetti ovviamente e` piu` spartano: bagno in comune, stanze divise dai vicini da porte scorrevoli di carta.
Tutto molto tipicamente giapponese :)



Fa decisamente caldo, ma appena scende il sole si sente che siamo tra le montagne e per la prima volta dobbiamo tirare fuori il maglione.

Oggi ho avuto un piccolo shock passando dal luogo dove mi ricordavo esserci il "negozietto della ghianda": al suo posto c'e` un orrendo ristorantino.

Domani ci aspetta il festival d'autunno...


...e un giro per le distillerie di sake :D

martedì 7 ottobre 2008

Da Kyoto a Kanazawa

5 ottobre
Ultimo giorno a Kyoto. Piove.
Ce la prendiamo con calma.
Visita lampo al Kinkaku-ji, il Padiglione d'Oro, più che altro per non sentirsi dire "...non avete visto il Padiglione d'Oro?!", tra la folla di ombrelli sbattacchianti.




Vista la pioggia decidiamo di seguire il consiglio della Rough Guide per una “interessante diversione”: il Museo della Pace dell'Università Ritsumeikan.
La prima parte del museo ricostruisce l'ascesa del militarismo nipponico nel XX secolo fino alle seconda guerra mondiale.
Incredibile il contrasto con il museo dello Yasukuni-jinja di Tokyo (che giustamente si chiama “Museo della Guerra”).
Qui si parla apertamente di “invasioni”, di “atrocità” commesse dai soldati nipponici. Di criminali di guerra impuniti. Di incidenti “costruiti ad arte” per fornire al Giappone dei casus-belli.
Deve essere un pugno nello stomaco per i giapponesi.

Purtroppo il contrasto è anche nel numero di visitatori: là una piccola folla, scolaresche, anziani; qui siamo solo noi e altri due occidentali.
Ci illudiamo che sia per il cattivo tempo.

A sera, come previsto, concerto dei Kodo.
Bellissimo, sia dal punto di vista sonoro che visivo.
All'uscita ci fiondiamo sui gadget in vendita: CD e magliette.
Petula insiste perché io compri il set di muscoli che i suonatori di tamburone hanno messo ben in vista durante la performance, ma la mia taglia è esaurita. :)


6 ottobre
Ci trasferiamo a Kanazawa.
Il tassista che ci accompagna in stazione ha tutta l'aria di essere un ex dirigente d'azienda in pensione.
Parla un perfetto inglese e dimostra una notevole conoscenza dell'occidente.
Sostiene che gli italiani siano più furbi dei giapponesi, perché non si fidano mai dei propri governanti.
Decisamente una persona ben informata :)

Ha smesso di piovere.

L'albergo di Kanazawa non è niente male e vicinissimo alla stazione.
Anche qui purtroppo connessione internet scomoda, quindi post in ritardo.

7 ottobre
Kanazawa è una bella cittadina, ma molto piccola.
Si gira tranquillamente a piedi e si può vedere tutto in una giornata.
Considerando le 2 ore scarse di treno poteva essere tranquillamente una gita di giornata da Kyoto.
Così però ce la prendiamo con più calma e ci rilassiamo un po'.

Pranzo nel parco con ravioloni (credo si chiamino “man”), per i carnivori, e bento per gli ittiovori
Al sole fa decisamente caldo.



Domani ci trasferiamo a Takayama.
Sarà un viaggio un po' scomodo. Bisogna infilarsi su per le montagne con un treno locale che percorre tutta la provincia di Hida.

Probabilmente non riusciremo a connetterci. Dubito che l'ostello di un tempio zen abbia la connessione wireless :)

sabato 4 ottobre 2008

Templi, vecchietti intraprendenti e soba immangiabile

Prosegue l'abbuffata di templi.
Ieri Nara, oggi tutta la zona est di Kyoto, Agashiyama (che potremmo traturre "Monte Levante").
Questa volta, fortunatamente, tutti i templi erano al loro posto. Nessuno li aveva abbattuti nel frattempo ;)

Il tempo ci assiste: un sole stupendo e 27 gradi.


A Nara siamo stati rapiti da un vecchietto deciso a farci da guida a tutti i costi, anche contro la nostra volonta`.
Dopo averci accompagnato per una serie di punti belvedere attorno agli stagni del parco, ci ha preso delle ghiande da dare ai cervi e fatto ascoltare una fontana "sonora".
Il tutto in uno stentatissimo nippo-inglese e con una gentile ma ferma insistenza che ci impediva di svincolarci.

Alla fine ci ha pure accompagnato verso la stazione.
Non che noi avessimo chiesto nulla, ne` dessimo segno di esserci persi.
Son strani a volte 'sti giapponesi :)
Sempre a Nara personalmente ho mangiato la soba piu` orrenda.
Dentro una specie di spugna verdastra e dal sapore salmastro (unica cosa con un sapore in quella ciotola).
E dire che la signora, la tenutaria del ristorantino, aveva pure sollevato obiezioni per la mia scelta, preoccupata della presenza dell'uovo crudo (che, tra l'altro, nel brodo a 2000 gradi cuoce in dieci secondi) considerato poco adatto ai miei gusti (qualcuno spieghi ai giapponesi che in Italia facciamo la carbonara), ma nientaffatto preoccupata dalla spugna verde.
Devono avere un concetto ben strano dei gusti occidentali.

giovedì 2 ottobre 2008

Sole e porte scomparse

1 ottobre.
Con metodica precisione il tempo si e` allineato alle previsioni dell'Agenzia Metereologica Giapponese.
Gia` la mattina ha smesso di piovere. Come previsto, verso mezzogiorno il cielo si apre completamente e comincia a fare abbastanza caldo e si sta in maglietta.

I nostri giri per Kyoto si scontrano immediatamente con la mobilita` in questa citta`, che personalmente mi risulta molto piu` ostica di Tokyo, nonostante sia molto piu` piccola e teoricamente piu` semplice: le vie sono rigorosamente ortogonali e hanno persino dei nomi; due sole metropolitane, si gira prevalentemente in autobus.
Il problema e` che la logica degli autobus, nonostante la miniguida prontamente fornitaci dall'ufficio informazioni turistiche, continua a sfuggirci.

In un modo o nell'altro, non senza qualche sbaglio e con molti tratti a piedi, riusciamo comunque ad arrivare a destinazione.

Non avendo visto ancora nessun castello (la gita a Matsumoto e` stata abortita per poca voglia delle tre ore e mezza di treno) ci dirigiamo per primo al castello di Nijo-jo, con i suoi pavimenti "pigolanti", costruiti appositamente per cigolare sotto il peso dei passi, un espediente per rendere impossibile ad eventuali sicari di avvicinarsi silenziosamente.

Giro nel parco del Palazzo Imperiale e quindi iniziamo con il pieno di templi.





2 ottobre
Continua il bel tempo. In cielo non c'e` una nuvola.
Oggi gita fuori porta. Uji e Inari (metteremo piu` avanti qualche foto, se il computer dell'albergo non sara` occupato).

La bellezza dei tori di Inari in mezzo a una foresta fittissima e a due passi dal paesaggio piu' antropizzato che abbia mai visto e' da levare il fiato, ma i giardini del tempio della fenice di Uji mi hanno ristorato il cuore per qualche mese.
Da rilevare non solo il fatto di essere trai pochi occidentali a gironzolarci ma anche trai pochi sotto i 70 anni..qui i vecchietti son in giro piu' dei ventenni e camminano a una velocita' impressionante: in piu' di un caso ci hanno superato lasciandoci indietro di una decina di metri ;DD



Verso il tramonto, tornati a Kyoto, mi metto in mente di andare alla ricerca del Rashomon - la Porta dei Demoni -, la vecchia porta sud della citta` che ha ispirato un racconto di Akutagawa e il film di Kurosawa.
Secondo la Rough Guide e una guida dell'ente turistico giapponese deve trovarsi in una certa zona.
Giriamo. Camminiamo a lungo.
Comincio a sentire i brontolamenti degli altri, poco interessati e coi piedi doloranti.
Della porta nessuna traccia, nonostante ci sia pure una fermata di autobus con quel nome.

Solo dopo lungo girovagare e per puro caso entriamo in un parchetto giochi dove notiamo una stele. Avvicinandoci vediamo una scritta che dice "Qui sorgeva la porta Rashomon... di cui non e` rimasto piu` nulla...". :-(

Evitero` di riferire i commenti dei miei due compagni di viaggio :)


CHEEEE ... no no no vanno riferiti!!!!!
Provate a girare con un ing che non ne vuol sapere di cambiare il programmino che ha fissato la mattina e a ritrovarvi in una profonda periferia giapponese persino un po' bruttarella con il nulla intorno...per fortuna la fermata del bus - l'ing si era deciso a tornare indietro dopo un tentativo di strangolamento - portava il nome della porta scomparsa: la faccia di fronte alla stele nel parco giochi era da foto! Per vendicarci l'abbiamo costretto a un gironzolamento a Gion tra localini equivoci (ci son palazzi di 7 piani monoargomento) e cena in un locale risocentrico ;D