martedì 21 luglio 2009

Giapponesi in fuga dall'Italia

[post aggiornato dopo la pubblicazione]
Questo post è off-topic in questo blog.
Anzi, è proprio dal punto di vista opposto: non turismo italiano in Giappone, ma turisti giapponesi in Italia.


Il diffusissimo quotidiano giapponese Asahi Shinbun ha di recente pubblicato un articolo sull'Italia caduta in disgrazia come meta dei turisti giapponesi.
Servizi scadenti, prezzi salati, turisti visti come polli da spennare...

La notizia, abbastanza prevedibile, completa la vicenda dei turisti giapponesi spennati da un ristorante romano, finita agli onori della cronaca.

Che dire?
Come dar torto?

[aggiungo...]
Se qualcuno è curioso (e sa leggere il giapponese :) ) l'articolo originale è questo.
Questa invece l'approssimativa traduzione di Google.

Nell'ariticolo si fa riferimento al rapporto sulla competitività turistica dei vari paesi, redatto dal World Economic Forum.
Il rapporto completo, in inglese, è disponibile online.

Lasciando da parte altre considerazioni, dal rapporto emerge un dato interessante.
La maggioranza degli italiani pensa al Giappone come una meta turistica inavvicinabile.
Ma nel rapporto si trova al 25° posto. L'Italia è al 28°.
Visto che ormai si trovano voli diretti per 5-600 Euro, ci conviene andare in vacanza in Giappone piuttosto che restare in Italia ;)

venerdì 17 luglio 2009

Oishinbo: per capire la cucina giapponese



Oishinbo (o Oishimbo)
[美味しんぼ? - si traduce più o meno con "Giornale saporito"].
E' un manga dedicato alla cucina giapponese, di recente tradotto in inglese.

Le storie sono piuttosto buffe.
Ruotano attorno alla sfida tra il protagonista Yamaoka Shirō, giornalista che si occupa di cucina, e la sua nemesi - nonchè padre - Kaibara Yūzan, famoso connaisseur del gusto e della cucina tradizionale.
Sono il pretesto per parlare di cibo, tradizioni, etichetta a tavola.

Non si imparano nuove ricette, ma è veramente illuminante per capire come i giapponesi vedano la loro cucina e quali siano gli aspetti importanti del gusto.


Nato nel 1983, ha avuto grandissimo successo tanto da pubblicare un centinaio di volumetti e un lungometraggio.
E' nato in Giappone per giapponesi. Tradotto in inglese da un giapponese.
Quindi niente "Cucina giapponese = sushi" ;)
... anzi, il sushi è molto in disparte.

L'edizione inglese ha moltissime note, tavola per tavola.
Sulle scelte fatte nella traduzione, sui piatti, gli ingredienti e le tradizioni ai quali si fa riferimento (evidentemente scontate per i lettori dell'edizione originale).


Ad oggi  hanno pubblicato in inglese 4 volumi:
  • Oishinbo A la Carte: Japanese Cuisine
  • Oishinbo A la Carte: Ramen and Gyoza
  • Oishinbo A la Carte: Sake
  • Oishinbo A la Carte: Fish, Sushi and Sashimi

Entro fine 2009 ne sono previsti altri 3:
  • Oishinbo A la Carte: Vegetables
  • Oishinbo A la Carte: The Joy of Rice
  • Oishinbo A la Carte: Izakaya - Pub food

Si trovano facilmente online:
su Amazon.com costano 10-11$ a volume, su IBS 11.31€

venerdì 10 luglio 2009

mercoledì 8 luglio 2009

Pronuncia dei nomi giapponesi

Come si pronunciano i toponimi giapponesi?

Di recente un turista giapponese, a Milano, che mi ha chiesto come raggiungere "Sanshirò".
Me lo ha dovuto ripetere più volte perché riuscissi a capire che non cercava un personaggio dei manga, ma lo stadio di "San Siro".

Il problema ovviamente è reciproco, tentando di pronunciare i nomi gapponesi :)


Non voglio addentrarmi nella lettura dei kanji, non ne sarei in grado. Solo nella corretta pronuncia dei nomi scritti in caratteri romani.

Provo a semplificare, anche a rischio di inorridire i puristi :).
Scrivo in blu il nome giapponese (traslitterato in caratteri romani) e in verde la pronuncia "italianizzata".
Gli esempi audio sono presi dagli annunci dei treni.



Pronuncia delle consonanti
Le consonanti si pronunciano quasi come in italiano, salvo quelle che si pronunciano come l'inglese :)
  • "SH" si pronuncia come in "SCena" (= inglese)
    Es. Shinbashi si pronuncia scinbasci [esempio audio]
  • "CH" è dolce come in "Cielo" [= inglese] (mai "C" dura, che è invece la "K") 
  • "G" è sempre dura, come "Ghiro" (= inglese)
    Es. Tochigi = tocighi. [esempio audio]. NON tokigi!
  • "J" è la nostra "G" molle, come "Gelato" (= inglese), mai "i" lunga
    Es. Shinjuku scingiucù [esempio audio]
  • "H" è aspirata e si sente, a differenza dell'italiano (= inglese)
    Es. Hakone = HHAkonè
  • "W" è praticamente la nostra "U"
Le consonanti doppie sono un problema per gli inglesi, ma non per noi.
Sapporo (sia la birra che la città) è esattamente sapporò [esempio audio]  salvo per gli accenti (vedi sotto)


Pronuncia delle vocali

  • Le vocali si pronunciano come in italiano ("O", "U" ed "E" abbastanza chiuse).
  • La "U" nelle sillabe "SU" e "TSU" spesso sparisce quasi completamente. Così rimangono "S..." e "TS...".
    Es. Tsukiji si pronuncia ts'kigi [esempio audio].
    Utsunomiya diventa quasi ut'snomi-ia [esempio audio]
  • "W" è molto vicina alla nostra "U"
Ci sono però le vocali lunghe (scritte con un trattino sopra). Vanno appunto allungate, con l'effetto al nostro orecchio di farci cadere sopra l'accento (vedi anche il discorso sugli accenti, più avanti).
Così Ōsaka si pronuncia Óosakà [esempio audio]. NON Osàka.
Tōkyō = toochioo [esempio audio]
Kyōto = chiooto [esempio audio]






Accento
L'accento è complicato per noi italiani. Tendiamo a metterlo sulla penultima o terzultima vocale.
In giapponese bisognerebbe pronunciare tutte le sillabe della stessa lunghezza - quindi come fossero tutte accentate - allungando le vocali lunghe, che nella scrittura sillabica giapponese sono infatti scritte con due lettere.
Una prima approssimazione si può ottenere accentando l'ultima vocale come fanno i francesi e allungare le vocali lunghe.
Così appunto Ōsaka è Óosakà [esempio audio]
Ikebukuro è i-ke-bu-ku-rò [esempio audio]
Con questi accorgimenti probabilmente già vi capiscono ed evitate di andare in giro chiedendo di "jinza" o "sciniucu", come faceva il capogruppo nel mio primo viaggio ;)
Se però volete fare meglio, ecco qualche altra precisazione:
  • "Z" di solito è dolce, come in "roSa", ma all'inizio delle parole o dopo la "N" è dura, come in "Zona"
  • "S" è sorda come in "Sale" (non come in "roSa")
    La birra Asahi si pronuncia più come aSaHi, che come azai
  • "TS" (suono che esiste solo nella sillaba "TSU") si pronuncia come la nostra "Z" (di "aZione")
  • "R" si pronuncia come la nostra "R", ma breve.
    I giapponesi NON hanno la "L" dei cinesi ("...buongiolno signoli.."), ma tendono a fare il contrario: mettere la "R" al posto della "L" nei nomi stranieri.
  • Non esistono dittonghi, salvo che con la "Y" e "W". YA, YU, YO; WA, WO si pronunciano ia, iu, io; ua, uo. Negli altri casi le doppie vocali sono in pratica staccate.
    Yoyogi, per quanto buffo, si pronuncia proprio io-io-ghi [esempio audio]
    Ueno è u-e-no [esempio audio]

Link per approfondire:

sabato 4 luglio 2009

Rough Guide Tokyo

Ho accumulato un po' di guide del Giappone e di Tokyo :)
Per il Tōkyō e dintorni quella che mi convince di più è la Rough Guide Tokyo.

Ho già esternato il mio disappunto per la Lonely Planet Giappone, quindi non ho nemmeno preso in considerazione la Lonely Planet Tokyo (discorso diverso per la mini-guida Tokyo incontri, di cui ho parlato in un altro post).

Tornando alla The Rough Guide to Tokyo...
Sicuramente si sovrappone con il capitolo della Rough Guide Giappone dedicato a Tokyo e dintorni. E' una versione ampliata di quest'ultimo, più il capitolo introduttivo sulla cultura nipponica e i consigli generali di viaggio, sotanzialmente uguali.

Ciononostante è utile portarsela dietro come guida aggiuntiva, se si prevede di dedicare un po' di giorni a questa zona.

E' la metà della sorella maggiore, che con i suoi 7 etti (!) si fa sentire, dopo ore in giro a piedi nell'ambiente urbano. Specialmente quando si sommano a tre chili di attrezzatura fotografica :)

Le mappe sono più grandi e più dettagliate.
Io trovo che le mappe dei quartieri di Tokyo che si trovano nelle guide siano quasi inutilizzabili. Se non sono minuscole vanno già un po' meglio.

Si parla di qualche zona interessante, trascurata dalle guide generiche sull'intero paese.
Yanaka e Nezu o Tsukudashima (Tsukishima), per citare qualche esempio.

A proposito di Tsukishima, devo segnalare un difetto: le indicazioni per trovare la via dei Monja  non sono precise.
Ci siamo finiti per caso, dopo aver inutilmente girato il quartiere seguendo le indicazioni della guida.

A parte questo disguido, ho trovato le altre indicazioni abbastanza precise.


Come sempre abbiamo ignorato la parte dedicata ai locali, bar e ristoranti.
Nei quartieri dove si concentrano i ristoranti, intere vie di palazzi di 5 o 6 piani, con un locale ad ogni piano, seminterrato compreso, si susseguono senza soluzione di continuità.
Sfido chiunque a trovarne uno particolare, basandosi sull'indirizzo giapponese e le insegne scritte in kanji! ;)

Tantovale sbirciare i menu e affidarsi alla fortuna :)


Oltre a alla zona metropolitana di Tokyo, quella che si chiama Tōkyō-to [東京都?], questa guida copre l'intera zona del Kantō [関東] e in particolare:



Da quel che mi risulta la guida non è stata ancora tradotta in italiano.
Si trova solo in inglese, anche in negozi online italiani, dove costa 17€ per 350 pagine.

mercoledì 1 luglio 2009

Shopping utile: bentō box e banana guard

Portarsi dietro il cibo in una scatola a scomparti, in Giappone è abitudine e tradizione.

La brava donna di casa :) si sveglia la mattina presto e prepara i Bentō [弁当 o べんとう?], per il pranzo dei figli che vanno a scuola e del marito al lavoro.
[immagine da Il mio vicino Totoro]

Oggi più spesso i bentō si comprano al supermercato, già pronti.
Se ne trovano di tutti i tipi, specialmente nelle stazioni. Di ottima qualità (non pensate ai panini tristi delle nostre stazioni).
[foto da wikipedia]

Ma devono essere ancora molti a prepararsi il pranzo in casa.
Gli articoli per la preparazione di bentō sono moltissimi, di tutti i tipi e per tutte le tasche.

Alcuni sono terribilmente kawaii, per bambini... ma non solo :)
[Foto di aJ GAZMEN ツ GucciBeaR da Flickr]
Ma ci sono anche modelli più seri, per i sarariman.

Quelli più kitsch si trovano facilmente su Internet.
Quelli seri meno e comunque c'è meno scelta e sono più cari che sul posto.
Se andate in Giappone e avete l'abitudine di portarvi al lavoro il pranzo, potrebbero essere un buon acquisto.

Nei grandi magazzini ci sono interi piani di articoli di questo tipo, incredibilmente più evoluti di quelli che si trovano dalle nostre parti.

Noi siamo stati da Tokyu Hands (ce n'è uno vicino a Shinjuku, ma in giro per Tokyo sono parecchi), una decina di piani di articoli per il fai-da-te, casalinghi e varie cose utili.
Ne sono uscito con una fantastica borsina componibile con vaschette monorazione sigillate e microthermos per il riso.. o la pasta :)


Ora posso mandare in pensione la vecchia schiscetta che ha fatto il suo tempo.

Ma non è finita!
Chi ama le banane sa che fine fanno, in giro tutto il giorno nella borsa.
Qui viene in soccorso un articolo "mai più senza", trovato sempre da Tokyu Hands:

Il Banana Guard !!!

La plastica rigida protegge il frutto: mai più banane acciaccate!
I fori lo lasciano respirare.
La piegatura progressiva permette di portare banane di varia dimensione e curvatura.... :D

Certo in ufficio ha suscitato curiosità e ilarità :) e Petula, parafrasando Mae West, mi ha subito accolto con la battuta "hai un portabanana in tasca o sei contento di vedermi?" :D